DENTRO L’ITALIANO

INDICE GRAMMATICALE

Sostantivi

Declinazione del nome

Plurali con mutamenti ortografici

Plurali irregolari

Articoli

Articolo determinativo

Articolo indeterminativo

Omissione dell’articolo

Articolo partitivo

Aggettivi

Aggettivi qualificativi

Aggettivi possessivi

Aggettivi interrogativi

Aggettivi indefiniti

I dimostrativi questo/quello

Numeri Cardinali

Numeri Ordinali

Avverbi

Avverbi di luogo

Ne

Ci/Vi

Avverbi di tempo

Avverbi interrogativi

Pronomi

Pronomi personali soggetto

Pronomi personali complemento

Pronomi combinati

Pronomi relativi

Pronomi possessivi

Pronomi interrogativi

Pronomi indefiniti

I dimostrativi questo/quello

Preposizioni

Preposizioni articolate

Uso delle preposizioni con i verbi

Verbi

Caratteristiche del verbo

Verbi ausiliari

Coniugazione del verbo

Particolarità della prima coniugazione

Particolarità della seconda coniugazione

Particolarità della terza coniugazione

Presente indicativo

Passato prossimo indicativo

Imperfetto indicativo

Imperfetto o Passato prossimo?

Futuro

Modo Infinito

Modo Participio

Modo Gerundio

Modo congiuntivo

Modo condizionale

Modo imperativo

L’imperativo e i pronomi complemento

L’imperativo negativo

Verbi irregolari

Verbi servili

Verbi riflessivi

Verbi pronominali

Si impersonale e Si passivante

Forma passiva

Verbi causativi: fare

Verbi fraseologici: stare

C'è/ci sono

Congiunzioni

Congiunzioni coordinative
Congiunzioni subordinative

Periodo ipotetico

Discorso indiretto

Esclamazioni

 

INDICE FUNZIONALE

 

Le forme di saluto

Il registro formale ed informale

Le date

Le ore

I giorni della settimana

Le parti del giorno

I mesi e le stagioni

Esprimere opinioni personali

Esprimere l'età

Esprimere la frequenza

Esprimere accordo/disaccordo

Fare paragoni

Come fare esempi

La forma interrogativa

La forma negativa

La forma interrogativa negativa

 

 

 

SEZIONE GRAMMATICALE

 

 

INDICE GRAMMATICALE

I SOSTANTIVI

In italiano il sostantivo ha due generi: maschile e femminile.

Per le persone e gli animali il genere è reale e corrisponde al sesso:

il ragazzo; il gatto (maschile)

la ragazza; la gatta (femminile)

Ci sono però molte eccezioni. Alcuni nomi che sono femminili dal punto di vista grammaticale si riferiscono in realtà a uomini:

la guardia, la sentinella, la spia

Al contrario, alcuni nomi che sono maschili dal punto di vista grammaticale, si riferiscono in realtà a donne:

il soprano, il contralto

Per le cose concrete (non rientranti nella precedente categoria) e per quelle astratte, la scelta tra maschile e femminile è determinata dall’uso e dalla tradizione grammaticale:

la pizza (femminile)

lo studio (maschile)

la carne (femminile)

l'arte (femminile)

l’orologio (maschile)

Sono in genere maschili:

· i nomi che terminano in - o:

l'uomo, il lupo, il tavolo, il libro

(fa eccezione il femminile: la mano, le mani)

· tutti i nomi che terminano per consonante, di origine straniera:

lo sport, il bar, il tram, il film

· i nomi degli alberi (con eccezione di la vite e di quelli terminanti in –a: la palma, la quercia)

l’ulivo, il melo, il pino, il salice, l’abete

· i nomi dei mesi e dei giorni della settimana (eccetto domenica)

gennaio, febbraio, lunedì, martedì

· i nomi dei monti, dei fiumi e dei laghi (con eccezione di la Stura, la Dora, la Senna, la Garonna e alcuni altri)

lo Ionio, l’Adriatico, il Tevere, il Garda

· i nomi dei metalli e degli elementi chimici:

il bronzo, l’oro, l’argento, il carbonio, l’ozono

· i nomi dei punti cardinali:

l’Est, l’Ovest, il Sud, il Nord, l’Oriente

Sono in genere femminili:

· i nomi che terminano in -a:

la casa, la famiglia, la borsa

· i nomi che terminano in -zione, -sione, -nza:

la rivoluzione, la tensione, la stanza

· i nomi che terminano in –i:

la crisi, la stasi, la tesi

· i nomi delle scienze astratte:

la matematica, la filosofia, la biologia

· i nomi dei frutti (eccetto: fico, limone, dattero, ananasso, cedro e alcuni altri)

la banana, la mela, la pesca

· i nomi di città, nazioni, regioni, continenti, isole:

la bella Napoli; la Torino degli anni '30; l’America; la Sicilia

Passaggio da un genere all’altro

DAL MASCHILE

 

AL FEMMINILE

Sostituzione del termine

Uomo

Marito

Padre

Þ

Sostituzione del termine

donna

moglie

madre

Nomi in –O

Amico

Maestro

Avvocato

Þ

Nomi in –A, -ESSA

amica

maestra

avvocatessa

Nomi in –A

Poeta

Profeta

Duca

Þ

Nomi in –ESSA

poetessa

profetessa

duchessa

Nomi in –E

Signore

Infermiere

Leone

Studente

Professore

Þ

Nomi in –A, -ESSA

signora

infermiera

leonessa

studentessa

professoressa

Nomi in –TORE

Attore

Spettatore

Pittore

Ambasciatore

Dottore

Þ

Nomi in –TRICE, -ESSA

attrice

spettatrice

pittrice

ambasciatrice

dottoressa

 

Alcuni nomi hanno la stessa forma per il maschile e il femminile. Il passaggio da un genere all’altro avviene con la sostituzione dell’articolo.

Nomi in –A

Nomi in –E

Nomi in –NTE

Nomi in – ISTA

Nomi in – CIDA

Nomi in –IATRA

il collega/la collega; il pilota/la pilota

il nipote/la nipote; il consorte/la consorte

il cantante/la cantante; il negoziante/la negoziante

il farmacista/la farmacista; il giornalista/la giornalista

il suicida/la suicida; il matricida/la matricida

il pediatra/la pediatra; lo psichiatra/la psichiatra

Vedi anche:
Declinazione del nome

Plurali con mutamenti ortografici

Plurali irregolari

 

INDICE GRAMMATICALE

DECLINAZIONE DEL NOME

I nomi singolari maschili regolari in -o, -a, -e cambiano in -i al plurale.

SING.

PLUR.

 

-o

-i

bambino – bambini

-a

-i

poeta – poeti

-e

-i

pesce – pesci

I nomi singolari femminili uscenti in -a fanno -e al plurale, mentre quelli in -e al singolare terminano in -i al plurale.

SING.

PLUR.

 

-a

-e

bambina – bambine

-e

-i

madre – madri

N.B. Ci sono però molti nomi che al singolare terminano in –a e che sono di genere maschile: il poeta, il problema, il programma.

Vedi anche:
Sostantivi

Plurali con mutamenti ortografici

Plurali irregolari

INDICE GRAMMATICALE

PLURALI CON MUTAMENTI ORTOGRAFICI

Singolare in -CA, -GA, -CO, -GO

Amica

Collega

Barca

Banco

Tedesco

Lago

Antico

Þ

Plurale in –CHE, -GHE, -CHI, -GHI

amiche

colleghe

barche

banchi

tedeschi

laghi

antichi

Singolare in –CO, -GO

Medico

Manico

Eretico

Amico

Greco

Þ

Plurale in –CI, -GI

medici

manici

eretici

amici

greci

Singolare in –CIA, -GIA

Farmacia

magia

ciliegia

camicia

Þ

Plurale in –CIE, -GIE

farmacie

magie

ciliegie

camicie

Singolare in –CIA, -GIA

Provincia

doccia

frangia

Þ

Plurale in –CE, -GE

province

docce

frange

 

 

Vedi anche:
Declinazione del nome

Sostantivi

Plurali irregolari

INDICE GRAMMATICALE

PLURALI IRREGOLARI

Alcuni nomi al singolare sono maschili, mentre al plurale cambiano genere, diventano femminili:

l'orecchio, le orecchie (ma anche gli orecchi); l'uovo, le uova; il paio, le paia; il migliaio, le migliaia; il centinaio, le centinaia.

Vi sono alcuni nomi in –o che hanno due plurali, ognuno dei quali spesso ha un significato diverso. Eccone alcuni:

Braccio i bracci (di una poltrona)

le braccia (del corpo umano)

Ciglio i cigli (di un fosso, di una strada)

le ciglia (degli occhi)

Dito i diti (considerati distintamente l’uno dall’altro)

le dita (considerate nel loro insieme)

Ginocchio i ginocchi

le ginocchia (hanno lo stesso significato)

Rimangono invariati al plurale:

· i nomi stranieri

il film, i film

· i nomi con accento sull'ultima vocale

la città, le città

il caffè, i caffè

· alcuni nomi maschili in –a

il cinema, i cinema

· i nomi con terminazione in –i, -u

la crisi, le crisi

la gru, le gru

· i monosillabici

il re, i re

 

Vedi anche:
Declinazione del nome

Plurali con mutamenti ortografici

Sostantivi

INDICE GRAMMATICALE

ARTICOLI

L’articolo è una parte variabile del discorso che accompagna il nome, lo precede sempre e ne indica il genere e il numero. L’articolo non è mai usato separatamente dal nome e in alcuni casi esso serve ad individuarne il significato (es. la/una capitale, il/un capitale). In alcuni casi viene omesso.

In questa sezione:

Articolo determinativo

Articolo indeterminativo

Omissione dell’articolo

Articolo partitivo

 

 

INDICE GRAMMATICALE

ARTICOLO DETERMINATIVO

Forme dell’articolo determinativo

Maschile singolare

IL si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per consonante:

il ragazzo, il cane

LO si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per z, gn, ps, x, e per s + consonante:

lo studente, lo specchio, lo zaino, lo gnocco, lo psicologo, lo xilofono

L' davanti a sostantivi che iniziano per vocale LO si apostrofa in L':

l'amico, l'albero

Maschile plurale

I si usa con i sostantivi maschili plurali che iniziano per consonante.

i ragazzi, i cani

GLI si usa con i sostantivi maschili plurali che iniziano per vocale e per z, gn, ps, x, e per s + consonante.

gli amici, gli studenti, gli zaini, gli gnocchi, gli psicologi, gli xilofoni

 

Femminile singolare

LA si usa con i sostantivi femminili singolari che iniziano per consonante:

la ragazza, la casa

L' davanti a sostantivi che iniziano per vocale LA si apostrofa in L':

l'amica

Femminile plurale

LE si usa con i sostantivi femminili plurali che iniziano per vocale e consonante:

le ragazze, le amiche

 

Principali usi dell’articolo determinativo:

· per indicare qualcosa/qualcuno conosciuto da chi parla e da chi ascolta, o che è già stato nominato nel discorso:

Mi scusi, dov'è la banca nazionale? (noi sappiamo che la banca è vicina e probabilmente l'altra persona la conosce)

Ho portato il cane dal veterinario (si sa di che cane si sta parlando)

Prendi la borsa (si sa di che borsa si sta parlando)

· quando il nome a cui si riferisce è determinato:

Questa è la città dove abito (non una città qualsiasi)

Hai comprato il giornale? (quello che compri di solito, non uno qualunque)

· con espressioni di tempo:

il 4 di luglio; il/nel 1987

La settimana scorsa

· davanti a verbi e aggettivi sostantivati:

Preferisco il caldo, piuttosto che il freddo

Il dormire bene è importante per la salute

· con gli aggettivi e i pronomi possessivi:

Questa è la mia penna e non la tua

Il mio gatto è un persiano

· con i nomi che indicano una categoria o una specie:

Il gatto è un felino

ma anche

Un gatto può essere un’ottima compagnia

· con i nomi geografici:

L'Italia è una repubblica democratica

· con i nomi astratti:

La pazienza è la virtù dei forti

· con i nomi che indicano cose uniche in natura:

il sole, la luna, la terra

· con valore distributivo

Vado in palestra il lunedì e il giovedì (ogni lunedì e giovedì)

Quando un articolo determinativo è preceduto da una preposizione come di, da..., si forma una preposizione articolata: di + il = del; da + lo = dallo.

Si veda anche: Articoli

Pronomi possessivi

Omissione dell’articolo

 

 

INDICE GRAMMATICALE

ARTICOLO INDETERMINATIVO

Forme dell’articolo indeterminativo

Maschile singolare

UN si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per consonante o per vocale:

un libro, un cane

un uomo, un albergo

UNO si usa con i sostantivi maschili singolari che prendono l'articolo determinativo lo, ovvero quelli che iniziano per z, gn, ps, x, e per s + consonante:

uno studente, uno zoccolo, uno gnocco, uno psicologo, uno xilofono

Femminile singolare

UNA si usa davanti ai sostantivi femminili singolari che iniziano per consonante:

una casa, una macchina, una zia

UN’ davanti a sostantivi che iniziano per vocale, UNA si apostrofa in UN':

un'amica, un'abitazione

Per il plurale indeterminativo si usano le forme plurali dell’articolo partitivo: dei, degli (maschile) e delle (femminile), oppure alcuni, alcune:

un problema Þ dei problemi/alcuni problemi

uno studente Þ degli studenti/ alcuni studenti

una ragazza Þ delle ragazze/ alcune ragazze

 

 

Principali usi dell’articolo indeterminativo:

· per indicare qualcosa che non conosciamo, un dato "nuovo":

Mi scusi, dov'è un bar? (non cerchiamo un bar conosciuto, ma uno qualsiasi)

Ieri per strada ho incontrato un ragazzo (uno sconosciuto)

· con valore indefinito:

Ho preparato una torta (una qualsiasi)

· con i nomi che indicano un'intera categoria:

Una donna non deve comportarsi così (ogni donna, tutte le donne)

ma anche

La donna non deve comportarsi così (il genere femminile)

· con valore intensivo

Ho una fame!! (ho molta fame)

Si veda anche: Articoli

Articolo partitivo

Omissione dell’articolo

 

 

INDICE GRAMMATICALE

OMISSIONE DELL’ARTICOLO

L’articolo viene omesso:

· in locuzioni avverbiali: per pietà, di corsa, senza paura, ecc.

· in sintagmi formati con da di valore finale: carte da gioco, fare da segretario, comportarsi da sciocco.

· in sintagmi formati con da di valore temporale: da giovane, da ragazza, ecc.

· in un certo numero di complementi di luogo, specie se introdotti da in: in chiesa, in ufficio, andare a casa, ecc.

· nelle espressioni: parlare italiano, parlare russo ecc.

· nelle enumerazioni: c’erano parenti, amici, colleghi.

· davanti a possessivo + nome di parentela al singolare ad eccezione di loro:

mio padre, tuo zio, nostra sorella, sua cugina

ma

i tuoi zii, le nostre sorelle, le sue cugine

e

il loro zio, i loro zii, la loro sorella, le loro sorelle.

Vedi anche:
Articoli

Aggettivi e pronomi possessivi

 

INDICE GRAMMATICALE

ARTICOLO PARTITIVO

Le forme articolate della preposizione di (dello, del, della, dei, degli, delle) si usano anche con valore di articolo partitivo, per indicare una parte, una quantità indeterminata. Al singolare l'articolo partitivo equivale a "un po' di" e viene usato solo con i nomi non numerabili come acqua, pane, latte ecc:

Voglio del pane (un po’ di pane)

Prendo del latte (un po’ di latte)

Dammi dell'acqua (un po’ d’acqua)

L'articolo partitivo al plurale equivale a "qualche" o "alcuni, alcune":

Vorrei delle mele

Ho avuto dei guai

Le forme plurali: dei, degli (maschile) e delle (femminile) sono usati per formare il plurale indeterminativo:

un problema Þ dei problemi

uno studente Þ degli studenti

una ragazza Þ delle ragazze

Vedi anche:
Articoli

Articolo indeterminativo

Preposizioni articolate

 

INDICE GRAMMATICALE

AGGETTIVI

Gli aggettivi sono parole che servono a modificare il nome (o un’altra parte del discorso)

a cui si riferiscono. Si dividono in due categorie:

aggettivi qualificativi: esprimono una qualità del nome (bello, brutto, grande, ecc.)

aggettivi determinativi: esprimono una determinazione di possesso, di luogo, di quantità, ecc. Si suddividono a loro volta in: aggettivi possessivi, aggettivi numerali (cardinali e ordinali), aggettivi dimostrativi, aggettivi indefiniti, aggettivi interrogativi.

In questa sezione:

Aggettivi qualificativi

Aggettivi e pronomi possessivi

Aggettivi numerali (cardinali e ordinali)

Aggettivi e pronomi dimostrativi

Aggettivi e pronomi indefiniti

Aggettivi e pronomi interrogativi

 

INDICE GRAMMATICALE

AGGETTIVI QUALIFICATIVI

Gli aggettivi qualificativi si uniscono al nome per esprimerne particolari qualità:

bello, buono, brutto, freddo, grande

Gli aggettivi qualificativi concordano in genere e numero con il sostantivo al quale si riferiscono e si distinguono in due classi.

· Appartengono alla prima classe gli aggettivi che presentano forme distinte per il maschile/femminile e il singolare/plurale:

 

SINGOLARE

PLURALE

MASCHILE

-o

-i

FEMMINILE

-a

-e

un signore italiano, una signora italiana

due signori italiani, due signore italiane

· Appartengono alla seconda classe gli aggettivi che non hanno forme distinte per il femminile e maschile, ma si differenziano solo nel numero:

 

SINGOLARE

PLURALE

MASCHILE

-e

-i

FEMMINILE

-e

-i

 

un signore inglese, una signora inglese

due signori inglesi, due signore inglesi

Alcuni aggettivi variano nel genere soltanto al plurale. Sono quelli che al singolare terminano in –a tanto al maschile quanto al femminile e al plurale mantengono le due forme distinte in –i al maschile e in -e al femminile.

Appartengono a questa categoria aggettivi che terminano in –sta, -cida, -ita:

 

SINGOLARE

PLURALE

 

Maschile

Femminile

Maschile

Femminile

 

-A

-I

-E

- sta

Il tradizionalista

L’entusiasta

La tradizionalista

L’entusiasta

I tradizionalisti

Gli entusiasti

Le tradizionaliste

Le entusiaste

- cida

L’omicida

Il suicida

L’omicida

La suicida

Gli omicidi

I suicidi

Le omicide

Le suicide

- ita

Il parassita

La parassita

I parassiti

Le parassite

 

Posizione degli aggettivi qualificativi

· La posizione non marcata dell’aggettivo qualificativo è subito dopo il nome cui si riferisce:

È una città bella

Gli occhi neri di Laura

· Quando invece l’aggettivo precede il nome indica di solito maggior soggettività da parte della persona che parla o maggior enfasi emotiva o stilistica:

È una bella città

I neri occhi di Laura

· A volte, spostando un aggettivo prima o dopo il nome si può avere un cambiamento di significato:

È un ragazzo povero (non è ricco, ha pochi soldi)

È un povero ragazzo (è sfortunato, è da compiangere)

Da notare: per praticità, se non ci sono particolari esigenze di significato o di stile, si può seguire la regola per cui, se l'aggettivo è più lungo del nome, lo segue:

un libro interessante

una città bella; una bella città

 

 

INDICE GRAMMATICALE

AGGETTIVI E PRONOMI POSSESSIVI

Gli aggettivi possessivi indicano la persona a cui appartiene una determinata cosa. Hanno quattro forme distinte, per il maschile, il femminile, il singolare e il plurale:

il mio, la mia, i miei, le mie (appartengono a me)

il tuo, la tua, i tuoi, le tue (appartengono a te)

il suo, la sua, i suoi, le sue (appartengono a lui, a lei, a Lei, a un soggetto indefinito)

il nostro, la nostra, i nostri, le nostre (appartengono a noi)

il vostro, la vostra, i vostri, le vostre (appartengono a voi)

il loro, la loro, i loro, le loro (appartengono a loro)

Gli aggettivi possessivi concordano in genere e in numero con la cosa e non con la persona a cui questa appartiene:

La mia città è bella

Paolo ha perso il suo maglione e la sua scarpa

I possessivi sono aggettivi quando sono accompagnati da un nome (il mio maglione), e pronomi quando sostituiscono un nome già espresso in precedenza (è il tuo) o facilmente intuibile (ad esempio in espressioni idiomatiche d’uso comune).

Questo non è il mio maglione, è il tuo! (aggettivo; pronome)

Questa non è la sua auto, è la loro! (aggettivo; pronome)

Il nostro è qui, il vostro dov'è? (pronome; pronome. Il nome a cui si riferiscono è sottinteso)

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi! (pronome. Sottintende "familiari")

L'italiano dispone anche di altri possessivi come proprio, usato per rafforzare l'idea di possesso:

Hanno solo fatto il proprio dovere!

Proprio è necessario anche nelle forme impersonali o con soggetto indefinito:

Si deve fare il proprio dovere

Ognuno deve fare il proprio dovere

Da notare: come abbiamo visto dagli esempi, gli aggettivi possessivi sono di norma preceduti dall'articolo. Ci sono però delle eccezioni.

L'articolo si omette nei seguenti casi:

· davanti a possessivo + nome di parentela al singolare ad eccezione di loro:

mio padre, tuo zio, nostra sorella, sua cugina

ma

i tuoi zii, le nostre sorelle, le sue cugine

e

il loro zio, i loro zii, la loro sorella, le loro sorelle.

· davanti a titoli onorifici:

Sua eccellenza

· quando segue il nome:

Questa è casa mia

· davanti ad un vocativo:

Sei proprio un ingenuo, mio caro Luigi

· davanti ad un nome in apposizione:

La signora Rossi, mia cara amica

 

Posizione degli aggettivi possessivi

L'aggettivo possessivo di solito precede il nome, Si pospone, invece, nei seguenti casi:

· in espressioni vocative

Amici miei, ascoltate!

· per sottolineare maggiormente il possesso

Questa è casa mia (è più enfatico di "questa è la mia casa")

· in alcune locuzioni

per colpa mia, per amor tuo, per conto loro

 

 

INDICE GRAMMATICALE

AGGETTIVI E PRONOMI INTERROGATIVI

Servono per rivolgere un’interrogazione, diretta o indiretta, su qualità, quantità, identità di persone, animali o cose.

AGGETTIVI

PRONOMI

Che

Quale/i

Quanto/a/i/e

Chi (solo persone)

Che, che cosa, cosa (cose)

Quale/i

Quanto/a/i/e (quantità)

 

· Chi (solo pronome) è usato esclusivamente per indicare persone o animali, non per cose. È invariabile, cioè sempre uguale per il maschile, il femminile, il singolare e il plurale:

Chi è? È un'attrice famosa?

Chi sono gli attori più simpatici?

Dimmi chi ti piace di più

Con chi giochi a tennis?

· Che/che cosa/cosa hanno lo stesso significato, possono quindi essere usati indifferentemente. Hanno valore neutro e sono invariabili. Soltanto Che può essere usato in funzione di aggettivo.

AGGETTIVI

PRONOMI

Che avvenimento è successo?

Che città conosci d’Italia?

Dimmi che regalo vuoi per Natale

Che/Che cosa/Cosa è successo?

Che cosa/Cosa conosci d’Italia?

Dimmi Che/Che cosa/Cosa vuoi per Natale

 

 

· Quale è invariabile nel genere, ma ha il singolare e il plurale. È usato per persone e per cose:

AGGETTIVI

PRONOMI

Quale libro leggi?

Quali città conosci d’Italia?

Quale musica ascolti di solito?

In quale locale vai?

[…] Quale hai letto per primo?

[…] Quali conosci d’Italia?

[…] Quale ascolti di solito?

[…]In quale vai?

 

 

Che e quale hanno degli usi simili, ma che è più frequente nella lingua comune in funzione di aggettivo.

Da notare: davanti alla terza persona del verbo essere si usa la forma qual è senza apostrofo:

Qual è il tuo autore preferito?

· Quanto/a/i/e indica la quantità; è variabile.

AGGETTIVI

PRONOMI

Quanta pasta vuoi?

Per quanto (tempo) rimani in Italia?

In quante lezioni hai imparato?

Quanti sono loro?

Quanto costa?

In quante erano?

 

Vedi anche:
Avverbi interrogativi

La forma interrogativa

 

 

INDICE GRAMMATICALE

AGGETTIVI E PRONOMI INDEFINITI

Sono una categoria molto ampia di aggettivi e pronomi, anche molto diversi tra loro. Vediamone alcuni insieme:

· Qualcosa, è un pronome usato sia nelle frasi affermative che nelle interrogative:

Hai qualcosa contro il mal di stomaco?

Guardo se ho qualcosa (contro il mal di stomaco).

Qualcosa è seguito dalla preposizione di quando precede un aggettivo:

Qualcosa di bello

Qualcosa di interessante

L'aggettivo equivalente è qualche che è seguito sempre da un nome al singolare:

Ho aspettato qualche minuto e poi sono andato via

· Qualcuno/a, è il pronome indefinito usato per le persone sia nelle frasi affermative che nelle interrogative. Può riferirsi a una sola persona o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.

Conosci qualcuno che abbia il computer a casa?

Conosco solo qualcuna tra le invitate

Qualcuno ti ha telefonato

L'aggettivo equivalente è qualche che è seguito sempre da un nome singolare:

Solo qualche studente aveva il computer a casa.

Conosco solo qualche invitata.

· Chiunque, è il pronome indefinito usato per le persone al maschile e al femminile singolare. Può riferirsi a un solo soggetto o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.

Chiunque venga, digli che non ci sono

Parlerò con chiunque

L'aggettivo equivalente è qualunque/qualsiasi che è seguito sempre da un nome singolare:

Qualunque persona arrivi, digli che non ci sono.

Qualunque cosa accada, non ti lascerò

· Ognuno/a, è il pronome indefinito usato per le persone al maschile e al femminile singolare. Può riferirsi a un solo soggetto o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.

Ognuno risponda quando è il suo turno

Carlo ha scritto ad ognuna di voi

L'aggettivo equivalente è ogni che indica una totalità considerata singolarmente (tutti). È sempre seguito da un nome e da un verbo al singolare. Non si apostrofa mai. Non ha mai l’articolo. È invariabile.

Ogni giorno vado a lavorare (= tutti i giorni)

L’orologio suonava ogni ora (= tutte le ore)

· Alcuno/a/i/e, è usato sia come aggettivo, sia come pronome. Come aggettivo è poco usato al singolare: si ha solo in frasi negative come variante di stile più elevato rispetto a "nessuno". Nelle frasi positive è sostituito da qualche:

Senza alcun dubbio è lui!

Non ho alcuna voglia di uscire

Hai qualche giornale? No, non ne ho alcuno.

È molto usato al plurale, per indicare un numero non determinato, comunque non grande, di persone o cose:

Ho comprato solo alcune cartoline

Ne ho comprate alcune

Alcuni di loro sono venuti dopo

· Nessuno ha solamente la forma singolare. Come aggettivo negativo è spesso usato al posto di alcuno

Non è aperto nessun museo

Non abbiamo visitato nessuna chiesa

Quando nessuno è usato come aggettivo, la parte finale -uno si comporta come un articolo indeterminativo:

un museo Þ nessun museo

uno studente Þ nessuno studente

un altro Þ nessun altro

Quando nessuno è usato dopo il verbo è necessario usare non davanti al verbo:

Non ho visto nessuno

Non è venuto nessuno

Quando nessuno è usato davanti al verbo all’inizio della frase, si usa da solo:

Nessuno è venuto

· Niente/Nulla, si usa solamente come pronome e significa 'nessuna cosa'.

Come per nessuno, quando è usato dopo il verbo è necessario usare non; quando è usato prima del verbo si usa da solo.

Non ho niente/nulla da fare

Non dirmi niente!

Non ho fatto nulla ieri

Niente da fare!

Niente di speciale

Nelle frasi interrogative niente ha valore di qualcosa

Hai niente contro il mal di testa? = qualcosa

No, mi dispiace, non ho niente!

· Molto/a/i/e; Poco/a/i/e hanno un significato opposto: indicano "una grande/una piccola" quantità. Possono essere aggettivi, pronomi e avverbi:

Uso pochi cosmetici e poche medicine

Usi poche medicine o molte?

Lavoro molto in questo periodo

Io mangio poco

Quando molto/poco sono usati come avverbi sono invariabili:

Lavoro molto, mangio poco

Invece quando sono usati come aggettivi o pronomi concordano con il nome a cui si riferiscono e seguono le regole della declinazione del nome:

Fumo poche sigarette

Ho molti amici

Vedi anche:
Declinazione del nome

· Tutto/a/i/e indica la totalità. Quando è aggettivo è spesso seguito da un articolo o da un dimostrativo:

Lavoro tutto il giorno

Guardo la televisione tutte le sere

Tutto questo caldo mi dà fastidio

Come pronome generalmente segue il verbo:

Domenica torniamo tutti a casa

Dovete lavorare tutte insieme

La pasta? L'ha finita tutta!

· Un po' di indica una parte di una quantità (partitivo). È invariabile.

Ho un po' di mal di testa

Hai un po' di latte?

· Troppo indica una quantità eccessiva; come molto/poco può essere usato come aggettivo, pronome e avverbio. In quest'ultimo caso è invariabile:

La domenica al mare ci sono troppe persone. (aggettivo)

Non voglio più pasta, ne ho mangiata troppa! (pronome)

Queste camicie sono troppo care! (aggettivo)

Lavoro troppo, mangio troppo (avverbio)

 

 

INDICE GRAMMATICALE

I DIMOSTRATIVI QUESTO/QUELLO

Questo indica vicinanza a chi parla

Quello lontananza da chi parla

Possono essere usati come aggettivi davanti a un nome:

questo libro/quella penna

o come pronomi:

Questa è mia sorella

Quella è la mia macchina

Preferisco quella.

Sia i pronomi sia gli aggettivi possono essere rafforzati dagli avverbi di luogo lì/là (per quello) qui/qua (per questo)

Questo qui è mio!

Quella lì è mia sorella

Da notare: quando quello è usato come pronome segue lo schema degli aggettivi in -o:

quello/quella/quelli/quelle.

Ho visto un bel vestito. Comprerò quello.

Quella è la mia migliore amica.

Ma quando è usato come aggettivo, la forma cambia seguendo lo schema dell'articolo determinativo:

il vestito quel vestito

lo sport quello sport

l'amico quell'amico

l'amica quell'amica

la giacca quella giacca

i calzoni quei calzoni

gli amici quegli amici

le scarpe quelle scarpe

 

INDICE GRAMMATICALE

NUMERALI CARDINALI

I numeri cardinali determinano una quantità numerica precisa. Sono invariabili tranne uno che al femminile fa una, e mille che come forma plurale ha -mila.

uno, due, tre, quattro, cinque, mille, duemila

Uno inoltre si tronca e si apostrofa secondo le regole dell'articolo indeterminativo:

un banco, un albero, un'amica

 

INDICE GRAMMATICALE

NUMERALI ORDINALI

I numeri ordinali indicano l'ordine di successione in una serie numerica. Sono tutti variabili nel genere e nel numero, si concordano con il nome a cui si riferiscono come gli aggettivi qualificativi. I primi dieci ordinali hanno una forma propria:

primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono, decimo

Tutti gli altri, da undici in poi, si formano aggiungendo al numero cardinale il suffisso -esimo:

undicesimo, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo, quindicesimo

ennesimo (= aggiunto a una serie già numerosa)

Te lo ripeto per l’ennesima volta!

Da notare: per primo, per secondo, per contorno ecc. indicano le varie portate di un pranzo.

Per primo che prendi?

…per secondo della carne arrosto.

INDICE GRAMMATICALE

AVVERBI

L’avverbio è una parola invariabile che si pone accanto ad un’altra parola per determinarne o modificarne il significato o per completare il senso di intere frasi.

L’avverbio modifica il significato di:

Verbo:

Nome:

Aggettivo:

Avverbio:

Frase:

Mario dorme molto

La quasi totalità

Mario è molto felice

Verrò molto volentieri

Probabilmente andrò al mare

Gli avverbi si dividono in due categorie:

Avverbi qualificativi:

Indicano il modo in cui si svolge l’azione. Rispondono alla domanda come? (bene, male, facilmente, discretamente, meglio, ecc.)

Avverbi determinativi:

Esprimono una determinazione:

  • Di luogo (dove?): qui, quaggiù, sopra, sotto, lontano, ecc.
  • di tempo (quando?): oggi, domani, sempre, mai, ecc.
  • di quantità (quanto?): poco, molto, assai, abbastanza, ecc.
  • di affermazione: sì, certo, sicuro, ecc.
  • di negazione: no, niente affatto, nemmeno, ecc
  • di dubbio: forse, probabilmente, ecc.

 

In questa sezione:

Avverbi di luogo

Avverbi di tempo

Esprimere la frequenza

Avverbi interrogativi

 

INDICE GRAMMATICALE

AVVERBI DI LUOGO

Esprimono una indicazione di luogo, specificando la collocazione di un oggetto nello spazio, la distanza di un oggetto dagli interlocutori. Rispondono alla domanda "dove?".

Eccone alcuni:

Davanti

Dove mi siedo? Puoi sederti sul sedile davanti.

Spesso (soprattutto se accompagnato dalle preposizioni a, oppure raramente di) ha funzione preposizionale:

L'ospedale è davanti al cinema.

Il vaso è davanti alla porta.

Dietro

Dove mi siedo? Puoi sederti dietro.

La valigia è dietro il divano.

Spesso (soprattutto se accompagnato dalle preposizioni a o di) ha funzione preposizionale:

Il teatro si trova dietro al porto.

Maria si siede sempre dietro di me.

Dentro

Piove! Torna dentro.

Spesso ha funzione preposizionale:

Dov’è la sveglia? È dentro il cassetto.

In fondo

Dov'è la profumeria? E' laggiù in fondo.

Spesso (soprattutto se accompagnato dalla preposizione a) ha funzione preposizionale:

Dov'è la profumeria? E' in fondo alla strada.

Di fronte

Dov'è il meccanico? E' proprio qui di fronte.

Quando è accompagnato dalla preposizione a ha funzione preposizionale:

Dov'è il meccanico? Si trova di fronte alla farmacia.

Vicino/a

Dov'è la profumeria? E' abbastanza vicina.

Quando è accompagnato dalle preposizioni a oppure di ha funzione preposizionale:

L’ombrello è vicino alla televisione.

Lontano/a

Dov'è la panetteria? E' abbastanza lontana.

Quando è accompagnato dalla preposizione da ha funzione preposizionale:

E' lontana dalla stazione.

Sotto

Vado sotto.

Spesso è usato come preposizione.

Il gatto è sotto il tavolo.

Vedi anche:
Preposizioni

 

INDICE GRAMMATICALE

NE

Ne è innanzitutto un avverbio di luogo, ma è importante anche come pronome: può essere un pronome dimostrativo, personale o partitivo. Come pronome personale significa 'di lui/da lui - di lei/da lei – di loro/da loro'. Come dimostrativo "di/da questa cosa". Come partitivo significa "di questa cosa" in relazione a una certa quantità.

· Ne avverbio di luogo con senso di allontanamento (di/da lì/là):

Me ne vado (da lì)

Dopo soli 5 minuti te ne sei andato (dalla festa).

· Ne pronome dimostrativo o pronome personale a seconda del contesto:

Che cosa ne pensa? = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'

Non ne pensa bene = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'

Non ne voglio più sentir parlare! = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'

· Ne pronome partitivo, indica una quantità di qualcosa che non conosciamo:

Quante lettere mi hai scritto?

Te ne ho scritte tre ne = 'di lettere'

Vuoi un gelato?

No, grazie, ne ho già mangiati due! ne = 'di gelati'

Da notare: quando ne è usato davanti a un verbo con participio passato (ad es. un passato prossimo) il participio si accorda in numero e genere con l'oggetto a cui si riferisce ne. Nell'esempio precedente il participio mangiati è al plurale maschile perché ne si riferisce a due gelati (maschile, plurale).

Osserva anche l'uso di ne con il verbo esserci.

C'è una stazione di servizio qui vicino?

Sì, ce n'è una a trecento metri/No, non ce n'è nessuna

 

INDICE GRAMMATICALE

CI/VI

Oltre che nelle forme pronominali di prima persona plurale, Ci può anche essere usato come:

· Avverbio di luogo:

Vai mai al cinema? Sì, ci vado ogni Domenica = Sì, vado al cinema ogni Domenica

Ci sei (a casa) domani?

· Pronome dimostrativo neutro (di ciò, a ciò, in ciò, su ciò, da ciò):

Non ci pensare! 'a ciò, a questa cosa'

Non ci posso credere! 'a ciò, a questa cosa'

Questo non c’entra! 'in ciò, in questa cosa'

Ci può riferirsi anche a esseri animati, purché corrisponda a un pronome dimostrativo o personale costruito con le preposizioni con, su, da, in:

È un amico fidato. Ci puoi contare 'su di lui'

[…]È simpatica e ci vado molto d’accordo 'con lei'

· In espressioni idiomatiche, spesso combinato con un pronome atono o accompagnato da avere:

Ce l’hai una sigaretta?

Ce l’ho con te. (= sono arrabbiato/a con te)

Hai una caramella? No, non ce l’ho.

Ce l’hai il biglietto?

Ci sono rimasto male

Non ci sento

Con le stesse funzioni (tranne per le espressioni idiomatiche) può essere usato Vi, ma in contesti più formali, o nell’uso scritto o letterario della lingua:

Il Congresso si apre domani. Vi prenderà parte anche il Ministro

 

 

INDICE GRAMMATICALE

AVVERBI DI TEMPO

Gli avverbi di tempo servono a determinare il tempo in cui si svolge un'azione e rispondono alla domanda quando?.

Sono avverbi di tempo: adesso, ora, prima, frequentemente, annualmente, ancora, già, mai, presto, tardi, oggi, dopo, sempre, ecc.

Adesso vado a dormire

Il Congresso si tiene annualmente

Prima andavo sempre in palestra.

In relazione al giorno si possono distinguere:

L'altro ieri ¬ ieri ¬ OGGI ® domani ® dopodomani

Ieri / l'altro ieri ho dormito fino alle undici.

Oggi dormo fino alle undici.

Domani / dopodomani dormirò fino alle undici.

 

In relazione al raggio d’azione nel tempo, gli avverbi di tempo possono indicare:

· un momento nel passato, facendo un salto indietro nel tempo a partire da adesso:

   


PASSATO

PRESENTE FUTURO

Un anno fa lavoravo a Milano.

Laura si è laureata un mese fa/il mese scorso.

Poco fa sono caduto.

 

· un'azione che ha inizio nel passato e si svolge fino al presente:

   


PASSATO

PRESENTE FUTURO

Da quanto tempo giochi a tennis? (siamo su un campo di tennis)

Da due anni.

Sono due anni che gioco a tennis.

È da due anni che gioco a tennis.

Da quando giochi a tennis?

Dal 1995. (gioco a tennis)

 

· un’azione che ha inizio nel presente e prosegue fino ad un momento nel futuro:

   


PASSATO

PRESENTE FUTURO

Fino a quando lavori?

Lavorerò fino a luglio/fino al 1998.

Prenderò il sole fino alle cinque.

Fra/tra un mese andrò in vacanza.

Laura si laureerà il mese prossimo/tra un mese.

 

Per mettere in relazione eventi o azioni diverse si usano:

Prima/Dopo, precisano se un evento si svolge, sull'asse lineare del tempo, in un momento anteriore o posteriore rispetto ad un punto di riferimento dato.

Se vieni a cena da me, fammelo sapere prima di uscire.

Dopo l'incidente è andato dal meccanico.

Appena, esprime il succedersi ravvicinato di due azioni.

Abbiamo fatto benzina appena siamo partiti.

E' venuto appena l'ha saputo.

E Francesca? L’ho appena chiamata.

Ancora, non ancora, esprimono la continuità di un'azione.

Ci sono ancora delle patate?

Non ho ancora fatto riparare le scarpe.

Già, indica un evento compiuto. È usato in frasi affermative.

Hai già fatto riparare la radio?

Era già riparata.

N.B.

Hai già visto il museo? (affermativa)

Sì, l’ho già visto. (affermativa)

No, non l’ho ancora visto. (negativa)

Vedi anche:
Esprimere la frequenza

 

 

 

INDICE GRAMMATICALE

AVVERBI INTERROGATIVI

Servono per rivolgere un’interrogazione, diretta o indiretta, su luogo, tempo, modo, causa.

· Dove? è l’avverbio interrogativo di luogo.

Dove abiti?

Dov’è la profumeria?

Può essere accompagnato dalle preposizioni "di" o "da":

-Di dove sei?- -Sono di Perugia-

Da dove vengono?

· Quando? è l’avverbio interrogativo di tempo.

Quando parti?- -Parto domani-.

Quando ha imparato l’italiano?- -Un anno fa-

· Come? è l’avverbio interrogativo di modo.

Come stai?- -Bene, grazie.-

Come hai trovato l’appartamento?

Quanto paghi di affitto?

Quanto costano quelle scarpe?

Può essere accompagnato da tutte le preposizioni:

Fra quanto parte il prossimo treno per Firenze?

Da quanto tempo stai aspettando?

· Perché? è l’avverbio interrogativo di causa.

Perché non scrivi una lettera a Maria?

Perché parti?

Può essere rafforzato dalle congiunzioni "ma", "e", "o".

Ma perché non me lo hai detto prima?

E perché ci sei andato, allora?

Si può sostituire con la forma "come mai?"

Perché/Come mai non scrivi una lettera a Maria?

Vedi anche:
Aggettivi e pronomi interrogativi

La forma interrogativa

 

 

INDICE GRAMMATICALE

PRONOMI

Il pronome è una parte variabile del discorso che si usa al posto del nome per evitarne la ripetizione e per dare snellezza al periodo.

Ho visto Mario. Non c’era nessuno con Mario.

per evitare la ripetizione si può dire:

Ho visto Mario. Non c’era nessuno con lui. (il pronome personale lui sostituisce Mario).

I pronomi si possono distinguere in:

Pronomi personali soggetto

Pronomi personali complemento

Pronomi possessivi

Pronomi dimostrativi

Pronomi relativi

Pronomi indefiniti

Pronomi interrogativi

In questa sezione si tratteranno anche i pronomi combinati.

 

INDICE GRAMMATICALE

PRONOMI PERSONALI SOGGETTO  

I pronomi personali soggetto sono una parte variabile del discorso e servono per riferirsi a qualcuno o a qualcosa senza nominarli direttamente nella comunicazione.

I pronomi personali di prima persona e seconda persona si riferiscono a persone presenti nella comunicazione, poiché rappresentano rispettivamente chi parla e chi ascolta. Il pronome personale soggetto di terza persona indica la persona di cui si sta parlando.

Io prima persona singolare

Tu seconda persona singolare

Lui/lei, esso/essa, egli/ella terza persona singolare

Noi prima persona plurale

Voi seconda persona plurale

Loro, essi/esse terza persona plurale

La forma maggiormente utilizzata per la terza persona singolare è lei/lui per le persone e gli esseri animati. Ella/egli sono piuttosto formali. Al plurale si usa loro.

Per indicare esseri inanimati si usano invece i pronomi essa/esso, al singolare e essi/esse al plurale.

Lei si è appena sposata

Quando loro sono arrivati, la festa era già finita.

Ho comprato molti libri. (Essi) mi terranno compagnia.

In italiano l'uso dei pronomi personali in funzione di soggetto non è obbligatorio, in quanto la desinenza del verbo è sufficiente a determinare la persona. La presenza del pronome personale soggetto diventa però indispensabile in alcuni casi:

· nelle contrapposizioni quando si vuole dare particolare enfasi al soggetto:

Tu sei sposato, io invece no

· quando ci può essere confusione con alcune forme verbali:

Che sia lui a dirmelo mi stupisce!

· Quando il pronome segue il verbo o è messo in particolare evidenza:

Sei stato tu a decidere la data!

Lui sì, che ha capito!

· Quando ci sono più azioni con soggetti diversi:

Tu vai avanti, noi ti seguiamo a distanza.

· Quando il pronome è accompagnato da: anche, pure, nemmeno, neanche, almeno, addirittura, magari, ecc.

Vieni anche tu alla festa? Sì, vengo anch’io

 

 

 

INDICE GRAMMATICALE

PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO

I pronomi personali complemento hanno due forme:

forma tonica.

forma atona.

La forma tonica porta l'accento (tonico, e non grafico) della frase e viene usata per dare una enfasi particolare al pronome o quando lo si vuole mettere in contrasto con un altro pronome nella stessa frase:

Dico a te! Fai attenzione! (proprio a te, non a qualcun altro)

Invito te, non lui! (proprio te e non l'altro)

La forma atona non ha accento:

Ti dico di fare attenzione.

Ti invito volentieri.

 

I pronomi tonici sono sempre posti dopo il verbo.

I pronomi atoni, invece, possono essere posti prima o dopo il verbo. Generalmente lo precedono, ma a volte lo seguono, formando con esso una sola parola. Fa eccezione il pronome loro che rimane separato.

I pronomi atoni seguono il verbo nei seguenti casi:

· Con l’imperativo affermativo (tu/noi/voi):

Telefonami domani = tu telefona + mi (a me)

Ditemi perché non siete venuti. = voi dite + mi (a me)

Diamoci un tempo! = noi diamo + ci (a noi)

Da notare: con alcune forme verbali dell'imperativo di 2ª persona, formate da una sola sillaba (ad esempio da', sta', fa', di', va') il pronome atono viene pronunciato e scritto con doppia consonante:

da + mi Þ dammi

di + lo Þ dillo

sta + ci Þ stacci

fa + ti Þ fatti

va + la Þ valla

Fa eccezione il pronome gli che non si raddoppia:

digli, fagli, dagli

· Con l’imperativo negativo (tu/noi/voi):

Non dirgli niente (ma anche non gli dire niente)

Non ditegli niente (ma anche non gli dite niente)

Non diciamogli niente

· Con l'infinito:

Telefono per dirvi = dire + vi (a voi)

· Con i verbi potere, volere, dovere, sapere i pronomi atoni possono precedere o seguire il verbo:

Posso telefonarti domani?

Ti posso telefonare domani?

· Con il gerundio:

Parlandogli con calma, capiresti che ….

I pronomi personali complemento esprimono diversi tipi di relazione con il verbo e per questo parliamo di pronomi diretti e pronomi indiretti, nelle forme atone e toniche:

Mi chiami domani? (diretto)

Mi mandi una cartolina? (indiretto)

L'uso del pronome diretto o indiretto dipende dal verbo.

Nell'esempio:

Mi mandi una cartolina?

Mi è indiretto, perché si dice "mandare qualcosa a qualcuno".

Mentre nell'esempio:

Mi chiami domani?

Mi è diretto, perché si dice "chiamare qualcuno".

Il verbo, cioè, determina l'uso del pronome diretto o indiretto, mentre noi possiamo scegliere se usare una forma atona o tonica per dare maggior rilievo al pronome.

Una particolare attenzione meritano i pronomi atoni di 3^ persona singolare e plurale:


La è il pronome atono diretto di 3ª persona. femm. (lei) ma si usa anche per rivolgersi in modo formale a un'altra persona, invece del ti informale.

Signor Rossi, allora La richiamerò domani! = richiamerò Lei

Le è il pronome atono indiretto di 3ª persona. femm. (a lei) ma si usa anche per rivolgersi in modo formale a un'altra persona, invece del ti informale.

Le dispiace se fumo? = dispiace a Lei?

Lo è il pronome atono diretto di 3ª persona. sing. masch. (lui)

Marco? L’ ho visto stamattina = ho visto lui

Gli è il pronome atono indiretto di 3ª persona. sing. masch. (a lui) ma nella lingua parlata è usato anche come pronome indiretto di 3ª pers. plur., mentre il pronome Loro è riservato alla lingua più formale.

Marco? Gli ho telefonato stamattina = ho telefonato a lui

Marco e Luciano? Gli ho detto di venire dopo = ho detto a loro (informale)

Marco e Luciano? Ho detto loro di venire dopo = ho detto a loro (formale)

Lo /La; Li /Le

Sono pronomi atoni diretti, sing. masch. e femm.; plur. masch. e femm.

Quando sono usati con un passato prossimo, il participio del verbo concorda per genere e numero con il pronome.

Inoltre, Lo e La si scrivono con l'apostrofo, anche davanti alle forme dell'ausiliare avere: ho/hai/ha.

Luisa? L'abbiamo incontrata ieri (femm. sing.)

Quel disco? L'ho comprato ieri (masch. sing.)

Quella valigia? L'ho comprata da Nino (femm. sing.)

I miei amici? Li ho incontrati al bar (masch. plur.)

Le pere? Le ho comprate al mercato (femm. plur.)

Quegli occhiali? Li ho comprati in Francia (masch. plur.)

Quelle batterie? Non le ho mai usate (femm. plur.)

Da notare: i pronomi personali complemento nelle loro forme toniche possono essere preceduti da qualsiasi preposizione.

Per me un'insalata, e per te?

Con lui non so mai che cosa fare.

Venite da noi stasera?

Queste forme possono quindi esprimere qualsiasi relazione con il verbo a differenza delle forme atone che indicano solamente la persona o la cosa su cui termina l'azione (complemento di termine).

Vedi anche : Imperativo

Infinito

Verbi servili

 

INDICE GRAMMATICALE

PRONOMI COMBINATI

Me lo ha dato ieri

Te lo manda ora?

Enrico se ne è già andato

I pronomi atoni indiretti e i pronomi riflessivi (mi, ti, si, gli, ci, vi) possono combinarsi con i pronomi lo, la, li, le, ne. La -i del pronome atono indiretto, o del riflessivo si trasforma in -e. In prima posizione si ha sempre il pronome complemento indiretto (mi, ti, ecc.) e in seconda posizione si ha quello diretto (lo, la, ecc.).

Pronome indiretto + Pronome diretto = Pronome combinato. Così ad esempio:

mi + lo > me lo;

si + la > se la ecc.

Il libro? Me lo porta oggi = a me porta il libro oggi

Le lettere? Te le scrivo domani = A te scrivo le lettere domani

Da notare:

Il pronome Gli + lo, la, li, le, ne diventa glielo, gliela, glieli, gliele, gliene. Forma così una sola parola che vale per la 3a persona di qualsiasi genere e numero.

L'aranciata? Gliela porto io!

può significare:

Porto l'aranciata a lui

Porto l'aranciata a lei (anche Lei formale)

Porto l'aranciata a loro

Il contesto ci fa capire se si tratta di un singolare, di un plurale, di un femminile o di un maschile.

I pronomi combinati di norma precedono il verbo ma, come per i pronomi atoni, lo seguono e si scrivono come una sola parola nei seguenti casi:

· Nel modo imperativo (persone: tu, noi, voi):

Diglielo che non vieni!

La penna dammela, è mia!

Scrivigli appena puoi.

Il pomodoro, lavalo (tu)!

Il giornale? Leggetelo (voi)!

· Nella forma negativa dell’imperativo (persone: tu, noi, voi) la coppia di pronomi può essere posta sia prima sia dopo il verbo:

Non andartene!

Non te ne andare

· Con i modi indefiniti: infinito, participio, gerundio:

Ti telefono per dirtelo

Solo spiegandovelo con calma, lo capirete

· nelle espressioni costruite con un verbo servile (potere, volere, dovere), i pronomi combinati possono sia precedere sia seguire il verbo:

Posso mandarteli domani?

Te li posso mandare domani?

Vedi anche : Imperativo

Infinito

Verbi servili

Pronomi personali complemento

 

INDICE GRAMMATICALE

PRONOMI RELATIVI

I pronomi relativi hanno la funzione di mettere in relazione una proposizione principale con una subordinata (relativa) richiamando un termine già espresso in precedenza.

Che

È il legame di collegamento più frequentemente usato e invariabile. Può essere usato sia come soggetto sia come complemento oggetto. Non può mai essere omesso:

È una donna che adora la musica (soggetto)

I turisti che arrivano in Italia

La musica che Marta adora (oggetto)

Il treno che prendo alle due

Il quale, la quale, i quali, le quali

Sono usati come soggetto in sostituzione di Che nel registro formale o nella lingua scritta.

C’è un signore alla porta, il quale (che) dice di volerti parlare.

I turisti, i quali (che) arrivano in massa in Italia... (stile giornalistico)

Sono invece comunemente usati come complemento indiretto, accompagnati da preposizione:

La persona alla quale ti sei rivolto, non era quella idonea.

L’uomo del quale ti ho parlato è il Sig. Brambilla.

L’uso di il quale, in sostituzione di che è necessario:

· per evitare possibili ambiguità:

Ho parlato con la moglie di Mario, la quale insegna matematica

("che" potrebbe riferirsi alla moglie o a Mario)

Ho incontrato il padre di Laura, il quale è appena tornato dalle vacanze.

("che" potrebbe riferirsi al padre o a Laura)

· quando il relativo è distante dal nome a cui si riferisce:

Vidi una donna molto anziana in cortile, la quale mi disse...

 

Cui

Si usa come complemento indiretto ed è sempre preceduto da una preposizione, tranne nel complemento di termine in cui la "a" è facoltativa:

La ragazza di cui ti ho parlato ieri è quella!

La persona a cui/cui ho telefonato mi ha detto che...

Le persone con cui lavoro mi piacciono molto

Anche cui, come "che", può essere sostituito da il quale, la quale, i quali, le quali. In questi casi la preposizione che precede cui si unisce con l'articolo e diventa una preposizione articolata:

La persona di cui ti ho parlato Þ … della quale ti ho parlato

La persona a cui ho telefonato Þ … alla quale ho telefonato

Le persone con cui lavoro Þ … con le quali lavoro

I pronomi così formati non sono sentiti più formali rispetto a cui, e sono molto frequenti.

Da notare: La congiunzione relativa dove può sostituire le forme "in cui" e "nel/nella/nei/nelle quale/i":

La scuola dove/in cui/nella quale insegno è a dieci chilometri.

Il negozio dove/in cui/nel quale lavoro non è molto lontano.

L'ho comprato in quel negozietto dove/in cui/nel quale andiamo di solito.

 

Chi (pronome relativo "doppio")

È usato solamente per persone, o esseri animati, mai per le cose. È usato solamente alla terza persona singolare ed è uguale per il femminile e per il maschile. È chiamato pronome "doppio", perché ha due funzioni insieme:

pronome dimostrativo quello/quella, o indefinito qualcuno/qualcuna;

pronome relativo che, il quale, la quale.

Per questa sua caratteristica chi è l'unico fra i pronomi relativi che può essere usato in modo assoluto, cioè senza essere preceduto da un pronome:

Chi non nuotava, guardava gli altri

(quelli che; coloro i quali non nuotavano guardavano gli altri)

C'era anche chi non nuotava

(qualcuno che non nuotava)

Da notare:

Chi può essere usato anche come pronome interrogativo per fare domande:

Chi è quella ragazza?

Vedi anche:
Aggettivi e pronomi interrogativi

 

 

INDICE GRAMMATICALE

PREPOSIZIONI

Le preposizioni collegano tra loro gli elementi di una frase, o due frasi tra loro. Le preposizioni sono invariabili.

Quando le preposizioni di, a, da, in, su incontrano un articolo devono obbligatoriamente unirsi con esso e formare una preposizione articolata (+ lo: dello, allo, dallo, nello, sullo, ecc.).

Di

La preposizione DI si può usare per indicare:

Specificazione È la penna di Marco

Denominazione La città di Firenze

Provenienza Di dove sei? Sono di Milano

Partitivo Qualcuno di noi

Vorrei della carne

Mi dai del vino?

Mi dà delle mele?

Materia Un tavolo di legno

Paragone Lui è migliore di me

Giovanni è meno alto di Franco

Grazia è più alta della mia amica

Causa È morto di paura

Modo Va sempre di corsa

Argomento Il corso di italiano

Tempo È una ragazza di vent’anni

D’estate fa caldo

Fine Ha la cintura di sicurezza

Quantità È un pacco di 3 Kg.

Qualità È un libro di valore

la preposizione di può essere retta dai seguenti aggettivi:

abbondante, certo, contento, felice, lieto, maggiore, geloso, capace, completo, esperto, minore, povero, scarso, privo, stanco, bisognoso, degno, responsabile, sicuro, ecc.

Vedi anche:
Avverbi di luogo

Preposizioni con i verbi

 

INDICE GRAMMATICALE

A

La preposizione A si usa per indicare:

Moto a luogo Domenica vado a Roma

Stato in luogo Maria è a casa

Abito a Perugia, in via dei Filosofi

Distanza Abito a tre chilometri da Roma

Termine Mi dedico al lavoro

Tempo Le lezioni finiscono a mezzogiorno

Età Mi sono laureato a 27 anni

Modo Un gelato al limone

Mezzo o strumento Un oggetto fatto a mano

Misura Abito a cento metri da te

Fine o scopo Una squadra punta al successo

Qualità Un quaderno a righe

Causa Mi sveglio a ogni rumore

Limitazione e paragone Ho un dolore qui al fegato

A mio parere non sei inferiore a nessuno

Dopo davanti, dietro, in fondo, di fronte, vicino: In fondo alla strada

Davanti a sinistra e destra: Giri a sinistra

Vedi anche:
Avverbi di luogo

la preposizione a può essere retta dai seguenti aggettivi:

adatto, affine, analogo, attento, caro, conforme, contrario, dannoso, diretto, disposto, estraneo, favorevole, fedele, grato, gradito, idoneo, indifferente, inferiore, nocivo, noto, pronto, propenso, relativo, sconosciuto, sensibile, simile, sordo, superiore, uguale, utile, vicino, ecc.

Vedi anche:
Preposizioni con i verbi

 

Da

La preposizione DA si usa per indicare:

Moto a luogo* Non posso venire da te (a casa tua)

Vado da Antonia (a casa sua)

È andata da lui (a casa sua)

Andiamo dal medico (allo studio del medico)

Stato in luogo* Mi trovo da tuo fratello (a casa sua)

Provenienza Vengo da Roma (luogo)

La lingua italiana viene dal latino

Dalle 8,00 in poi sono a casa (tempo)

Distanza: È lontano da qui?

Abita a 6 chilometri da Venezia.

Moto per luogo Sono scappati dal retro

Tempo Non la vedo da alcuni giorni

Causa Ho le mani rosse dal freddo

Fine o scopo Vorrei qualcosa da leggere (Da + infinito)

(Da + infinito) Qualcosa da bere? (Da + infinito)

E da mangiare? (Da + infinito)

Che cosa c'è da vedere? (Da + infinito)

Prezzo Vorrei un gelato da 2000 lire

Modo Si comporta da gentiluomo

Limitazione È cieco da un occhio

La preposizione DA è retta generalmente dai seguenti aggettivi:

lontano, esente, diverso, indipendente, libero, immune, reduce, differente, ecc

* Davanti a un nome di persona, un pronome o una professione indica il luogo in cui queste persone si trovano.

Vedi anche:
Preposizioni con i verbi

 

In

La preposizione IN esprime nel suo significato fondamentale l’idea di collocazione interna o di inserimento, il trovarsi all'interno di qualcosa.

Si usa per indicare:

Stato in luogo Abita in Italia

In Toscana c'è una campagna bellissima

Il Portogallo è nell'Unione Europea

Molti italiani sono emigrati in America

Antonella è in ufficio a quest'ora

Moto a luogo Devo entrare in casa

Spero che presto tornerai in Italia

Moto per luogo Ho viaggiato in tutto il mondo

Tempo determinato Giulio Cesare è morto nel 44 a.c.

Tempo continuato Spero che in estate tornerai in Italia

Modo Voglio stare in pace

Limitazione È bravo in matematica

Si è laureata in ingegneria

Materia Si tratta di una scultura in marmo

Mezzo Vado in treno, in aereo, in auto

ma: vado a piedi

Fine/scopo Ha ricevuto in dono una rosa

Ho preso in affitto una camera

 

Con

La preposizione CON indica nel suo significato fondamentale un rapporto di unione e di aggiunta. Si usa per indicare:

Compagnia/unione Vado in vacanza con Cristina

Mezzo Arriva con il treno delle 7,30

Vengo con la macchina di Lorella

Modo Lavora con impegno

Stasera mi metto in pantofole

Qualità È un signore con i capelli bianchi

Causa Con questa neve non si può uscire

Relazione/paragone Luigi parla con tutti volentieri

Il professore ha messo a confronto Verga con Galdós

Circostanza È abituato a guidare con la pioggia

Conclusivo Con questo augurio, ti saluto

 

Su

La preposizione SU indica nel suo significato fondamentale la posizione di qualcosa sopra un’altra cosa; indica una posizione di superiorità, di vicinanza nello spazio.

Si usa per indicare:

Stato in luogo I libri sono sul tavolo

C'è un ristorante sul lago molto bello

Il quadro è sul muro

Moto a luogo Andiamo su quell’albero a vedere

Argomento Un libro sugli animali

Un film sulla vita di Napoleone

Discutevano su tutto e su tutti

Quantità/Numero

imprecisato Luigi è sui cinquant'anni (età)

È sulla cinquantina (età)

Maurizio pesa sui cento chili (peso)

Costa sulle cinquantamila lire (prezzo)

Arrivo sul presto/sul tardi (tempo)

Modo Compro scarpe su misura

Materia È un’incisione su legno

 

Per

La preposizione PER indica nel suo significato fondamentale, un rapporto di spazio, tempo, causa, fine ed il suo valore è principalmente di tramite.

Si usa per indicare:

Moto per luogo Il treno passa per Torino (passaggio)

Esci per la porta posteriore

Moto a luogo Il treno per Napoli (direzione)

Partire per l'America

Stato in luogo Era seduta per terra

Opinione Per me hai sbagliato

Tempo determinato Verrò da te per Natale

Tempo continuato Non ho dormito per tutta la notte

Causa Non sono uscita per il cattivo tempo

Vantaggio Questa medicina fa bene per il mal di gola

Fine/scopo Faccio un viaggio per divertimento

Mezzo/strumento Vorrei comunicare per telefono

Prezzo/stima Ha subito danni per due milioni

Per + infinito può introdurre una causa o uno scopo:

Per parlare con lui hai fatto tardi!

Vi scrivo per sapere.

Vado al supermercato per comprare della frutta.

Da notare: per primo, per secondo, per contorno ecc. indicano le varie portate di un pranzo.

Per primo che prendi?

…per secondo della carne arrosto

Vedi anche:
Preposizioni con i verbi

 

TRA/FRA

Le preposizioni TRA/FRA hanno lo stesso significato e non hanno differenze d'uso. Indicano nel loro significato fondamentale, un rapporto di posizione intermedia tra due elementi.

Si usano per indicare:

Stato in luogo Quello tra mio padre e mia madre è mio fratello (in mezzo a)

Perugia e fra Firenze e Roma

Siediti tra noi

Distanza Tra cinque chilometri siamo arrivati (nello spazio)

Fra cinque minuti sono a casa (nel tempo)

Fra poco arrivo (nel tempo)

Tra poco siamo arrivati (nel tempo)

Moto a luogo Vieni tra noi!

Moto per luogo Correva tra gli alberi

Partitivo E il migliore tra loro

Modo Fra lacrime di gioia ci siamo incontrati

Relazione Siamo tra amici

Vedi anche:
Avverbi di luogo

 

INDICE GRAMMATICALE

LE PREPOSIZIONI ARTICOLATE

Quando l'articolo determinativo è preceduto dalle preposizioni di, a, da, in, su, si fonde con queste e dà luogo alle preposizioni articolate.

di + lo = dello

su + la = sulla

a + l' = all'

ecc.

Per quanto riguarda le preposizioni articolate formate con la preposizione con, in genere nella lingua scritta si preferiscono le forme staccate con il, con la, con i ecc.

Articolo partitivo

 

INDICE GRAMMATICALE

USO DELLE PREPOSIZIONI CON I VERBI

In italiano ci sono verbi che richiedono l'uso di particolari preposizioni:

Verbi + A + infinito

Abituare a

Abituarsi a

Iniziare a

Cominciare a

Riuscire a

Affrettarsi a

Continuare a

Aiutare a

Contribuire a

Obbligare a

Servire a

Rinunciare a

Abituarsi a

Decidersi a

Provare a

Limitarsi a

Insegnare a

Imparare a, ecc.

Ho iniziato a studiare

Continuava a far freddo

Non sono riuscito a chiudere la serratura

Mi sono abituato a vivere da solo

Mi sono finalmente deciso a cambiare la macchina

Ho provato a chiamarti tutta la mattina

Verbi + A

Affidare a

Domandare a

Consigliare a

Mandare a

Obbedire a

Comunicare a

Consigliare a

Fare a

Offrire a

Portare a

Presentare a

Impedire a

Partecipare a

Regalare a, ecc.

Comunico a tutti il mio matrimonio

Ho consigliato a Lucia di non andare

Ho regalato a Paola una borsa

Hai partecipato al Congresso?

 

Verbi + DI + infinito

Decidere di

Cercare di

Pensare di

Accorgersi di

Preoccuparsi di

Ricordarsi di

Finire di

Smettere di

Accettare di

Dire di

Dimostrare di

Credere di

Dimenticare di

Sapere di

Consigliare di

Sperare di

Aspettare di, ecc.

Hai finito di lavare i piatti?

Ha smesso di piovere

Ho deciso di andare in treno

Ricordati di portare i libri

Penso di andare a trovarlo domani

Cerca di tornare presto

Non mi sono accorta di averlo offeso

Verbi + DI

Dimenticarsi di

Accorgersi di

Ricordarsi di

Vergognarsi di

Dubitare di

Preoccuparsi di

Meravigliarsi di, ecc.

Non ti dimenticare di me

Ti sei accorto di quanto sia triste?

Ti ricordi di Luisa?

 

DA + infinito

Può introdurre proposizioni consecutive o finali:

È tanto ingenua da credere a tutti (consecutiva)

È una persona da aiutare (consecutiva)

Hai qualcosa da bere? (finale)

Portati qualcosa da leggere (finale)

 

PER + infinito

Può introdurre una causa o uno scopo:

Per parlare con lui hai fatto tardi! (causa)

Vi scrivo per sapere. (scopo)

Vado al supermercato per comprare della frutta. (scopo)

N.B. Stare per si usa per esprimere un azione prossima o immediata:

Stavo per telefonarti, ma tu mi hai preceduto

Vedi anche:
Preposizioni

 

 

INDICE GRAMMATICALE

VERBI

INDICE GRAMMATICALE

CARATTERISTICHE DEL VERBO

Il verbo indica un’azione, uno stato o un modo di essere di persone o cose.

Come il nome, anche il verbo ha una parte invariabile che si chiama radice e una parte variabile che si chiama desinenza o terminazione e che indica le diverse forme del verbo: modo, tempo, persona, numero e aspetto

RADICE

DESINENZA

(persona)

DESINENZA

(modo)

DESINENZA

(tempo)

DESINENZA

(numero)

AM

-O (io)

-EREI (condizionale presente)

singolare

AM

-I (tu)

-AVI (indicativo imperfetto)

singolare

AM

-ANO (loro)

-ASSERO (congiuntivo imperfetto)

plurale

· Il modo permette di esprimere la modalità in cui la persona che parla presenta l’azione: comando, certezza, ipotesi, ecc. In italiano ci sono 7 modi per esprimere un’azione:

Modi finiti (o personali)

Indicativo

Congiuntivo

Condizionale

Imperativo

Modi infiniti (o impersonali)

Infinito

Participio

Gerundio

· Il tempo indica quando è avvenuta l’azione rispetto al momento in cui si parla: presente, passato, futuro.

· La persona, che compare solo nei modi finiti del verbo, indica chi compie l'azione espressa dal verbo. Le persone del verbo sono sei, tre singolari e tre plurali.

 

SINGOLARE

PLURALE

La prima persona indica chi parla

IO mangio

NOI mangiamo

La seconda persona indica chi ascolta

TU mangi

VOI mangiate

La terza persona indica ciò o colui/coloro di cui si parla

LUI/LEI mangia

LORO mangiano

· Il numero, singolare o plurale, indica se l'azione è compiuta da una o più persone.

Io parto (una sola persona, quindi singolare)

Noi partiamo (più persone, quindi plurale)

· L'aspetto indica il modo in cui chi parla considera l'azione: momentanea, ripetitiva, in corso di svolgimento mentre si parla, compiuta o incompiuta.

L'aspetto può essere espresso con il tempo del verbo:

Sono andato al cinema (passato prossimo; azione compiuta)

Andavo al cinema tutte le settimane (imperfetto; azione ripetitiva)

L'aspetto può essere espresso anche con mezzi sintattici come la costruzione perifrastica stare + gerundio:

Sto leggendo un libro (nel momento in cui parlo, l'azione è considerata durante il suo svolgimento)

 

INDICE GRAMMATICALE

VERBI AUSILIARI

I verbi essere e avere hanno anche la funzione di verbi ausiliari perché intervengono nella formazione delle forme composte dei tempi verbali (passato prossimo, condizionale passato, congiuntivo passato ecc.).

Il verbo essere è usato come ausiliare:

· con i verbi riflessivi (diretti, indiretti, reciproci o pronominali)

Mi sono lavato

Mi sono lavato le mani

Ci siamo sposati

Si sono vergognati

· con molti verbi intransitivi - verbi che non possono avere un oggetto su cui ricade l'azione, come ad esempio: uscire, partire, venire, andare, arrivare, cadere, succedere, morire, nascere, invecchiare, giungere, rimanere, costare, diventare, ecc.

Sono uscito presto

È andato via

· per realizzare la forma passiva:

Il libro è stato perso

· con i verbi impersonali

Mi è sembrato interessante

· con il Si impersonale

Si è parlato a lungo

Nei tempi composti formati con l'ausiliare essere il participio passato concorda in genere e numero con il soggetto:

Lucia è andata via

Loro sono partiti

Carlo sarebbe rimasto

Il verbo avere è usato come ausiliare:

· con i verbi transitivi attivi- verbi che possono avere un oggetto su cui ricade l'azione-, come ad esempio mangiare, aprire, prendere, aprire, sbattere, ecc.

Ho mangiato un panino

Ho aperto la porta

· con alcuni verbi intransitivi, come: abitare, cenare, passeggiare, ridere, dormire, pensare, parlare, camminare, sognare, giocare, ecc.

Ho parlato a lungo

Hai dormito bene?

Ho abitato 30 anni a Barcellona

Abbiamo riso tantissimo

· con i verbi servili (potere, volere, dovere) quando non sono seguiti da un altro verbo all'infinito:

Ho dovuto.

Vedi anche:
Verbi servili

Da notare: Alcuni verbi possono avere come ausiliare, sia essere che avere, a seconda dei casi. Si usa l’ausiliare avere con i verbi seguiti da un oggetto, ossia con quelli usati transitivamente. Si usa invece l’ausiliare essere con i verbi usati intransitivamente, con quelli, cioè, che non sono seguiti dall'oggetto.

In due anni sono cambiata molto (uso intransitivo)

Ho cambiato casa (uso transitivo)

Il film è cominciato alle 8 (uso intransitivo)

Ho cominciato un nuovo libro (uso transitivo)

 

 

INDICE GRAMMATICALE

CONIUGAZIONE DEL VERBO

I verbi italiani sono divisi in tre gruppi (coniugazioni).

Appartengono alla prima coniugazione i verbi che all'infinito terminano in -ARE:

amare, lavorare, mangiare, pensare ecc.

Appartengono alla seconda coniugazione i verbi che all'infinito terminano in -ERE:

leggere, vedere, temere, rimanere ecc.

Appartengono alla terza coniugazione i verbi che all'infinito terminano in -IRE:

partire, offrire, finire, capire ecc.

In ogni verbo si distinguono:

· una parte invariabile (radice)

am- in amare, tem- in temere, fin- in finire

· una vocale che caratterizza la coniugazione (vocale tematica):

-a- per la prima coniugazione (am-a-re)

-e- per la seconda coniugazione (tem-e-re)

-i- per la terza coniugazione (part-i-re)

· una parte variabile che permette di individuare il modo, il tempo, la persona e il numero:

-re per l'infinito;

-va per la terza persona singolare dell'imperfetto indicativo (am-a-va), ecc.

INDICE GRAMMATICALE

PARTICOLARITÀ DELLA PRIMA CONIUGAZIONE

I verbi che terminano in -CARE e -GARE (cercare, pregare), per mantenere il suono velare /k/ e /g/ aggiungono h tra la radice del verbo e la desinenza che inizia per e o per i:

cercare cerc-h-i (presente indicativo, 2ª persona singolare)

cerc-h-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

pregare preg-h-i (presente indicativo, 2ª persona singolare)

preg-h-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

I verbi che terminano in -CIARE , -GIARE e -SCIARE (cominciare, mangiare, lasciare), perdono la i quando la desinenza inizia per e o per i:

cominciare cominc-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

cominc-iamo (presente indicativo, 1ª persona plurale)

mangiare mang-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

mang-iamo (presente indicativo, 1ª persona plurale)

lasciare lasc-erò (futuro semplice, 1ª persona singolare)

lasc-iamo (presente indicativo, 1ª persona plurale)

I verbi che terminano in –IARE (inviare, avviare, ecc.) mantengono la i anche davanti a desinenza che incomincia per i se nella prima persona dell’indicativo presente hanno la i tonica:

io invìo: tu invii, che essi inviino

altrimenti la perdono

io stùdio: tu studi, che essi studino

INDICE GRAMMATICALE

PARTICOLARITÀ DELLA SECONDA CONIUGAZIONE

I verbi che terminano in -CERE e -GERE (vincere, piangere), cambiano il suono in /k/ e /g/ quando la desinenza inizia per a o per o:

vincere vinc-o (presente indicativo, 1ª persona singolare)

vinc-a (congiuntivo presente, 3ª persona singolare)

piangere piang-o (presente indicativo, 1ª persona singolare)

piang-a (congiuntivo presente, 3ª persona singolare)

I verbi che terminano in –CERE e che hanno la prima persona del presente indicativo in –CIO (piaccio) prendono la i davanti alle vocali a, o, u delle desinenze:

PIACERE: piacciano, piacciono, piaciuto.

Alcuni verbi, come possedere, tenere, quando sulla e del tema cade l’accento, la mutano in ie:

possdo, possdi ma possediàmo, possedéte

tni, tne ma teniàmo, tenéte

INDICE GRAMMATICALE

PARTICOLARITÀ DELLA TERZA CONIUGAZIONE

Molti verbi della terza coniugazione inseriscono l'infisso

-ISC, tra la radice e la desinenza:

FINIRE: fin-isc-o

L'infisso -isc- si inserisce nei seguenti modi e tempi:

· presente indicativo, nella 1ª, 2ª, 3ª persona singolare e

nella 3ª persona plurale

io fin-isc-o lui/lei fin-isc-e

tu fin-isc-i loro fin-isc-ono

· presente congiuntivo, nella 1ª, 2ª, 3ª persona singolare e

nella 3ª persona plurale

che io fin-isc-a che lui/lei fin-isc-a

che tu fin-isc-a che loro fin-isc-ano

· nelle forme dell'imperativo, alla 2ª e 3ª persona singolare e

alla 3ª persona plurale

fin-isc-i (tu) fin-isc-a (lui/lei, Lei)

fin-isc-ano (loro, Loro)

Alcuni tra i verbi che utilizzano questa forma sono: obbedire, capire, tradire, patire, fallire, definire, abbellire, diminuire, indebolire e molti altri.

Alcuni verbi hanno le due forme:

Applaudire: io applaudo, io applaudisco

Mentire: io mento, io mentisco

INDICE GRAMMATICALE

PRESENTE INDICATIVO

L’indicativo e’ il modo della realtà, dell’oggettività, della certezza. Il tempo presente esprime generalmente la relazione di contemporaneità tra l’azione espressa dal verbo e il momento in cui si parla.

Luigi legge un libro (in questo momento, quando dico

questa frase).

Viene anche utilizzato in molti altri casi. Vediamoli insieme.

Principali usi del presente indicativo:

· per esprimere fatti generali e verità atemporali

L'italiano è una lingua facile

Il cane è un animale domestico

La terra ruota intorno al sole

· per esprimere un'azione abituale che si ripete nel presente

Studio tutte le mattine

Vado in palestra il giovedì

· per esprimere un'azione iniziata nel passato che ancora continua nel presente

Lavoro in questo ufficio da cinque anni

· per esprimere un’azione passata raccontata in forma narrativa

Dante nasce a Firenze nel 1265.

· per esprimere un'azione futura considerata certa

Quest'anno vado in vacanza in montagna

Il presente indicativo si forma aggiungendo alla radice del verbo le desinenze del presente di ciascuna coniugazione, come nei seguenti esempi:

 

SINGOLARE

PLURALE

1° Coniugazione

Io pens

Tu pens

Lui/Lei pens

-o

-i

-a

Noi pens

Voi pens

Loro pens

-iamo

-ate

-ano

2° Coniugazione

Io prend

Tu prend

Lui/Lei prend

-o

-i

-e

Noi prend

Voi prend

Loro prend

-iamo

-ete

-ono

3° Coniugazione

Io apr

Tu apr

Lui/Lei apr

-o

-i

-e

Noi apr

Voi apr

Loro apr

-iamo

-ite

-ono

INDICE GRAMMATICALE

PASSATO PROSSIMO INDICATIVO

Il passato prossimo si usa per esprimere un fatto o un’azione avvenuti nel passato ma che hanno una relazione con il presente o hanno degli effetti su di esso.

Ho lavorato molto (ed ora sono stanco)

Il passato prossimo si forma con il presente dell'ausiliare essere o avere + il participio passato del verbo come nei seguenti esempi:

1ª coniugazione io ho pens - ato

io sono st - ato

2ª coniugazione io ho sap - uto

io sono cad - uto

3ª coniugazione io ho dorm - ito

io sono part – ito

Quando il passato prossimo è formato con l'ausiliare avere, non c'è accordo tra il soggetto della frase e il participio passato:

Luigi ha lavorato molto

Carla ha lavorato molto

Quando il passato prossimo è formato con l'ausiliare essere, è necessario accordare il participio passato con il soggetto della frase:

Luigi è partito

Carla è partita

Principali usi del passato prossimo indicativo:

· con azioni presentate nella loro interezza e di cui vengono definite la durata, l’inizio e/o la fine:

Ho scritto fino alle 11

Ho iniziato a studiare due ore fa

Ho studiato italiano per due anni

· con azioni definite e improvvise (si veda la differenza con l’imperfetto indicativo):

Facevo colazione quando è arrivata Anna

Leggevo un libro, quando hai telefonato

· con azioni i cui effetti perdurano e si ripercuotono nel presente

Ho scritto fino alle 11 (e ora sono stanco)

Non ho studiato abbastanza (e ora non sono preparato)

Da giovane ho letto molto (e ora ho una buona cultura)

Ha sempre fatto i compiti (finora)

Hai già fatto riparare la radio

Non ho mai mangiato gli spaghetti (finora)

Quest’anno sono andata al mare

Sei mai stata a Torino? Si, ci sono stata 10 anni fa, ma ancora me la ricordo.

  • Con azioni

Vedi anche:
Esprimere la frequenza

Imperfetto indicativo

Imperfetto o passato prossimo?

INDICE GRAMMATICALE

IMPERFETTO INDICATIVO

L’imperfetto e’ un tempo del passato che esprime azioni non precisamente definite nel tempo; non indica quindi l’inizio o la fine di un’azione:

Da bambino andavo in vacanza al mare

Spesso facevo una passeggiata

Principali usi dell’imperfetto indicativo:

· per indicare un'azione ripetuta e abituale

Comprava il giornale tutti i giorni

Quando ero al mare prendevo il sole

· per descrivere un'azione continua che si sta svolgendo mentre se ne verifica un'altra improvvisa

Facevo il bagno quando squillò il telefono

Mentre mi riposavo, è arrivato Guido

· per indicare la contemporaneità e la continuità di due azioni passate

Mentre studiavo Mario ascoltava la musica

· nelle descrizioni narrative

C'erano una volta un re e una regina che vivevano felici nel loro regno...

· per raccontare un sogno, in quanto permette di sottolineare l'irrealtà dell'evento

Ieri ho sognato che entravo in un grande palazzo in cui c'erano moltissime porte...

· per formulare richieste in modo gentile

- Cosa voleva?

- Volevo due pacchetti di sigarette

L'imperfetto si forma aggiungendo alla radice del verbo le desinenze dell'imperfetto di ciascuna coniugazione, come nei seguenti esempi:

 

SINGOLARE

PLURALE

1° Coniugazione

Io pens

Tu pens

Lui/Lei pens

-avo

-avi

-ava

Noi pens

Voi pens

Loro pens

-avamo

-avate

-avano

2° Coniugazione

Io prend

Tu prend

Lui/Lei prend

-evo

-evi

-eva

Noi prend

Voi prend

Loro prend

-evamo

-evate

-evano

3° Coniugazione

Io apr

Tu apr

Lui/Lei apr

-ivo

-ivi

-iva

Noi apr

Voi apr

Loro apr

-ivamo

-ivate

-ivano

Vedi anche:
Passato prossimo indicativo

Imperfetto o passato prossimo?

INDICE GRAMMATICALE

IMPERFETTO O PASSATO PROSSIMO?

AZIONE DURATIVA

(Imperfetto)

AZIONE COMPIUTA CON EFFETTI NEL PRESENTE

(Passato prossimo)


Ç È Ç È Ç È Ç È 10,30Ç È Ç È Ç È Ç È

Alle 10,30 studiavo ancora.

 

Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È

Ho studiato fino alle 10,30 e ora sono stanco.

 

AZIONE DURATIVA

(Imperfetto)

AZIONE DEFINITA IMPROVVISA

(Passato prossimo)

Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç È Ç Ç È Ç È Ç È Ç È

Facevo colazione

Ero a letto e leggevo

quando è arrivato Luigi.

quando hai telefonato.

 

Vedi anche:
Passato prossimo indicativo

Imperfetto indicativo

Verbi fraseologici (stare + gerundio)

INDICE GRAMMATICALE

FUTURO

Il futuro si usa per indicare un'azione che avviene successivamente rispetto al momento in cui si parla:

Carla arriverà domani

L’anno prossimo parlerò italiano

Quando siamo certi che un fatto si verificherà o abbiamo programmato di fare qualcosa nel futuro è possibile usare anche il presente indicativo:

Carla arriva domani con il treno delle 9 (siamo sicuri dell'arrivo di Carla)

Il futuro si usa anche per esprimere:

· possibilità o eventualità, disaccordo

Sarà stanco dopo aver passeggiato così a lungo!

Sarà come dici tu, ma io non sono d’accordo

· dubbio, supposizione, ipotesi

Quel vestito costerà moltissimo!

Saranno le 5

· un ordine o un comando

Farai tutti i compiti prima di uscire

Dovrai comprare il pane.

Il presente indicativo si forma aggiungendo alla radice del verbo le desinenze del presente di ciascuna coniugazione, come nei seguenti esempi:

 

SINGOLARE

PLURALE

1° Coniugazione

Io pens

Tu pens

Lui/Lei pens

-erò

-erai

-erà

Noi pens

Voi pens

Loro pens

-eremo

-erete

-eranno

2° Coniugazione

Io prend

Tu prend

Lui/Lei prend

-erò

-erai

-erà

Noi prend

Voi prend

Loro prend

-eremo

-erete

-eranno

3° Coniugazione

Io apr

Tu apr

Lui/Lei apr

-irò

-irai

-irà

Noi apr

Voi apr

Loro apr

-iremo

-irete

-iranno

Il futuro anteriore è il tempo composto del futuro e indica un’azione che avviene prima di un’altra espressa al futuro semplice.

Stasera potrai uscire dopo che avrai fatto i compiti (prima fai i compiti, dopo esci)

INDICE GRAMMATICALE

MODO INFINITO

L'infinito esprime un’azione o un fatto in modo indefinito, senza la persona né il numero.

L'infinito ha due tempi: il presente e il passato

PRESENTE (O SEMPLICE)

PASSATO (O COMPOSTO)

lavorare

scrivere

partire

Avere lavorato

Avere scritto

Essere partito

Può essere usato sia come verbo, sia come sostantivo (nome), anche se la distinzione tra i due usi non è sempre chiarissima.

Principali usi dell’infinito presente:

Come verbo:

· ha funzione di imperativo, in particolare in testi di tipo istruttivo come ad esempio nelle ricette di cucina, nei foglietti illustrativi dei medicinali, sui cartelli segnaletici, ecc.

Prendere della carne

Riempire d’acqua e poi cuocere a fuoco lento per 5 minuti

Leggere attentamente le istruzioni

Non gettare oggetti dai finestrini (imperativo negativo)

Prendere o lasciare!

· generalmente esprime un’azione contemporanea a quella della reggente:

Vado/Sono andato/Andrò in Italia per studiare l’italiano.

· accompagna i verbi servili (potere, volere, dovere) o i verbi fraseologici (stare, iniziare, continuare ecc.):

Voglio comprare una macchina nuova

Inizio a leggere un nuovo libro

Vedi anche:
Verbi servili

Verbi fraseologici

Imperativo

Come nome:

Può essere accompagnato da un articolo o da una preposizione, spesso sottintesi.

È bello andare in vacanza (= l’andare)

Lavorare stanca (=il lavorare )

Preferisco leggere (= la lettura)

Imparare una lingua è difficile (= l’apprendimento di)

E’ bravo nel correre (= nella corsa)

 

Principali usi dell’infinito passato:

Esprime un’azione che si è svolta prima di quella della reggente:

Capisco di aver sbagliato (=ora capisco che prima avevo sbagliato)

Spero di aver capito bene (=ora spero di avere capito bene ciò che ho appreso prima)

Speravo di aver capito tutto (=ieri speravo di avere capito tutto ciò che avevo appreso l’altro ieri)

INDICE GRAMMATICALE

MODO PARTICIPIO

Il participio ha due tempi, il presente e il passato:

amante (presente)

amato (passato)

Ha una forma per il singolare e una forma per il plurale:

PARTICIPIO PRESENTE

amante (singolare, masch. e femm.)

amanti (plurale, masch. e femm.)

PARTICIPIO PASSATO

amato /a (singolare, masch. e femm.)

amati/e (plurale, masch. e femm.)

 

Il participio presente è usato raramente come verbo. Molto spesso è usato in funzione di aggettivo o nome:

Le famiglie abitanti in questo palazzo (verbo)

Carla è sorridente (aggettivo)

Il cantante era molto bravo (nome)

Il participio passato si usa:

· da solo come participio assoluto:

Bevuto il caffè, uscì dal bar

Finiti i lavori, tornò a casa

· nei tempi composti (con gli ausiliari essere e avere) e nella forma passiva:

Ho mangiato

Sei andato via?

La porta è stata aperta da Luigi

· come aggettivo

È un uomo sposato

Ho comprato una rivista illustrata

· come sostantivo

L’imputato fu assolto

Gli invitati non sono ancora arrivati

Il participio passato concorda in genere e numero:

· quando è preceduto dal verbo essere

Maria è andata via.

Loro sono partiti presto.

· quando ha valore di aggettivo:

È una donna sposata.

· quando è preceduto dalle particelle pronominali lo, la, li, le, in funzione di complemento oggetto

L’ho vista ieri.

Li ho visti ieri

Quando il participio passato è unito all’ausiliare avere rimane invariato.

Maria ha sposato Luigi

INDICE GRAMMATICALE

MODO GERUNDIO

Il gerundio indica il modo di svolgersi dell’azione, in riferimento ad un’altra azione di modo finito.

Guardando dalla finestra vedo il tuo giardino

Il gerundio ha due tempi, il presente e il passato:

cantando (presente)

avendo cantato (passato)

Il gerundio presente si usa per indicare che l’azione espressa dal gerundio si è verificata contemporaneamente a quella espressa dal verbo reggente. Può riferirsi:

al presente: guardando (=quando guardo) dalla finestra vedo il tuo giardino;

al passato: guardando (=mentre guardavo) dalla finestra ti ho visto passare;

al futuro: guardando (=quando guarderò) dalla finestra, vedrò il giardino fiorito.

Il gerundio passato si usa per indicare che l’azione espressa dal gerundio si è verificata prima di quella espressa dal verbo reggente:

Avendo camminato a lungo sono stanco (=prima ho camminato a lungo, adesso sono stanco)

La costruzione con il gerundio passato non è molto usata perché si preferisce usare costruzioni esplicite come:

Sono stanco perché ho camminato a lungo

Locuzioni perifrastiche col gerundio

Le tre forme perifrastiche hanno in comune il senso della durata dell’azione.

· stare + gerundio si usa per esprimere un'azione progressiva, che si svolge nel momento in cui si parla:

Carla non viene perché sta studiando

Mario sta guardando la TV (in questo momento)

· andare + gerundio si usa per sottolineare che l’azione dura nel tempo in modo progressivo e ripetitivo:

Mario va dicendo a tutti che Luca è un bugiardo

· venire + gerundio si usa per indicare un’azione che si compie gradualmente:

Tutti i giornali vengono divulgando notizie false sul suo conto

 

INDICE GRAMMATICALE

MODO CONGIUNTIVO

Il congiuntivo è il modo verbale della soggettività ed è un modo tipico delle subordinate. La sua caratteristica è infatti quella di dipendere da una proposizione principale che contiene un elemento che indica soggettività, dubbio, incertezza, volontà, possibilità.

Es. Partendo da un’azione indipendente, come "Il treno parte alle 8,20", si possono generare due frasi composte, costituite dalle seguenti proposizioni:

 

PROPOSIZIONE PRINCIPALE

PROPOSIZIONE SUBORDINATA

1.

So che

il treno parte alle 8,20

2.

Credo che

il treno parta alle 8,20

Nella frase 1. il parlante nella proposizione principale esprime la realtà in modo oggettivo, con sicurezza, utilizzando il verbo "sapere". Nella secondaria, di conseguenza, il verbo sarà all’indicativo (parte).

Nella frase 2., invece, il parlante nella proposizione principale esprime la realtà in modo soggettivo, con insicurezza, utilizzando il verbo "credere". Nella secondaria, di conseguenza, il verbo sarà al congiuntivo (parta).

Il congiuntivo, tuttavia, si può trovare anche in proposizioni principali o indipendenti. È il caso delle proposizioni dubitative, esclamative e in alcune forme dell’imperativo:

Magari venisse!!! (esclamativa)

Mario non c’è ancora. Che venga più tardi? (dubitativa)

Le luci sono spente. Che siano già partiti? (dubitativa)

Venga avanti Sig. Rossi! (imperativa)

Dispone di quattro tempi: presente, imperfetto, passato, trapassato, la cui scelta, come vedremo più sotto, è condizionata dal tempo utilizzato nella principale.

Il congiuntivo è di norma introdotto da una congiunzione, come che, sebbene, benché, affinché, ecc.

Mi sembra che sia andato a casa

 

Principali usi del congiuntivo nelle subordinate:

· quando il verbo della principale esprime dubbio, paura, speranza, incertezza, possibilità, desiderio, volontà: sperare, temere, desiderare, preferire, volere, permettere.

Credo/Mi sembra che i tuoi amici escano

Speriamo che sia solo un errore

Non sapevo che Giulio guidasse

Ho paura che non faccia in tempo

Voglio che voi partiate al più presto

· con verbi che esprimono un’opinione o una persuasione: credere, supporre, pensare, accettare, attendere, assicurarsi, augurarsi, chiedere, dubitare, domandare, lasciare, negare, ordinare, sospettare, ecc.

Penso che si tratti di un problema serio

Pensavo che gli scrivessi tu

Credevo che il treno partisse alle 8,20

Dubito che Mario parta stasera.

Mi auguro che tutto vada bene.

· con verbi che esprimono un sentimento come piacere, dispiacere. Espressioni come mi dà fastidio che, mi fa rabbia che.

Mi piace che mi trattino bene!

Mi dà fastidio che (lei) arrivi sempre in ritardo!

Sono felice che voi veniate con noi

· con verbi impersonali, o usati in modo impersonale: bisogna che, occorre che, sembra che, si dice, si pensa. O con espressioni simili: è necessario che, è probabile che, è opportuno che, è meglio che, è strano che, è improbabile che, è facile che, è difficile che, è un peccato che, ecc.

È necessario che venga anch’io?

Era meglio che studiassi di più

È strano che siano già partiti

· dopo alcune congiunzioni: benché, sebbene, malgrado, nonostante, affinché, a meno che, senza che. Dopo pronomi e aggettivi indefiniti come chiunque, qualunque ecc.

Sebbene studi molto, fa ancora molti errori

Qualunque cosa accada, sarò sempre dalla tua parte

· nei periodi ipotetici dell’irrealtà o dell’impossibilità.

Se fossi in te gli parlerei

· con espressioni come (non) mi importa, (non) mi interessa che....

(Non) mi interessa che tu ci vada

· nelle comparazioni come:

È il più simpatico che io conosca!

È l’uomo più bello che io abbia mai visto

I tempi del congiuntivo

Si usa il congiuntivo presente quando c'è una relazione di contemporaneità con la proposizione principale.

Credo che sia una buona idea

Quando nella principale c’è un tempo al passato, per esprimere la contemporaneità, si usa il congiuntivo imperfetto.

Credevo che fosse una buona idea

Pensavo che gli scrivessi tu

Ho pensato che venisse con noi

Quando la subordinata si riferisce a un fatto accaduto prima della proposizione principale, si usa il congiuntivo passato.

Credo che sia stata una buona idea

Quando la proposizione principale si riferisce a un fatto passato e il congiuntivo della subordinata si riferisce a un passato precedente si usa il congiuntivo trapassato.

Credevo che fosse stata una buona idea.

PRINCIPALE

SECONDARIA

Indicativo presente

Penso

Credo

Congiuntivo presente

che tu sia buono

che il treno parta alle 8

Indicativo passato

Pensavo/ho pensato

Credevo/ho creduto

Condizionale presente

Vorrei

Vorrei

Congiuntivo imperfetto

che tu fossi buono

che il treno partisse alle 8

Congiuntivo imperfetto

che tu fossi buono

che il treno partisse alle 8

Indicativo presente

Penso

Credo

Congiuntivo passato

che tu sia stato buono

che il treno sia partito alle 8

Indicativo passato

Pensavo

Credevo

Condizionale passato

Avrei voluto

Avrei voluto

Congiuntivo trapassato

che tu fossi stato buono

che il treno dosse partito alle 8

Congiuntivo trapassato

che tu fossi stato buono

che il treno fosse partito alle 8

Da notare: in alcune subordinate, quando il soggetto della proposizione principale e quello della subordinata coincidono, non si usa un congiuntivo bensì un infinito.

(io) credo che (io) sia Þ credo di essere

(io) ti telefono prima che (io) parta Þ ti telefono prima di partire

Lui crede che (lui) sia molto bello! Þ Lui crede di essere molto bello!

Vedi anche:
Imperativo

INDICE GRAMMATICALE

MODO CONDIZIONALE

Modo del verbo che include una condizione. Esprime dubbio e incertezza.

Ha due tempi: il presente e il passato.

Il condizionale presente si forma aggiungendo alla radice del verbo le desinenze di ciascuna coniugazione, come nei seguenti esempi:

 

SINGOLARE

PLURALE

1° Coniugazione

Io pens

Tu pens

Lui/Lei pens

-erei

-eresti

-erebbe

Noi pens

Voi pens

Loro pens

-eremmo

-ereste

-erebbero

2° Coniugazione

Io prend

Tu prend

Lui/Lei prend

-erei

-eresti

-erebbe

Noi prend

Voi prend

Loro prend

-eremmo

-ereste

-erebbero

3° Coniugazione

Io apr

Tu apr

Lui/Lei apr

-irei

-iresti

-irebbe

Noi apr

Voi apr

Loro apr

-iremmo

-ireste

-irebbero

Da notare: i verbi che hanno il futuro irregolare presentano la stessa irregolarità al condizionale presente:

bere berrò (futuro, 1ª persona singolare)

bere berrei (condizionale presente, 1ª persona singolare)

Principali usi del condizionale presente:

· per indicare azioni e fatti eventuali o che costituiscono la conseguenza di una condizione:

Mangerei volentieri (se ci fosse qualcosa da mangiare)

Uscirei (eventualmente, se non fosse così tardi)

· per esprimere richieste in modo gentile:

Vorrei un caffè

Le dispiacerebbe chiudere la finestra?

Prenderei volentieri un aperitivo

· per esprimere un consiglio, un rimprovero benevolo, un desiderio

Dovresti studiare di più

Su quella mensola metterei il mobile

Io, al posto tuo, smetterei di fumare

· per esprimere l’idea di eventualità, possibilità, probabilità

A letto riposeremmo meglio

Secondo voci non confermate, il Colosseo diventerebbe un condominio.

· per esprimere incertezza, dubbio

Che cosa potremmo fare?

· nei periodi ipotetici

Se non piovesse andremmo al mare

Il condizionale passato si forma con il condizionale presente degli ausiliari essere o avere + il participio passato del verbo, il quale, quando l’ausiliare è essere, concorda in genere e numero con il soggetto:

Lei sarebbe venuta presto

Saresti arrivato in tempo

Avrei preferito arrivare prima

Principali usi del condizionale passato:

· per esprimere una azione futura nel passato:

Ieri ha detto che sarebbe venuto oggi alle 3

Luigi prima ha detto che avrebbe telefonato più tardi

· nei periodi ipotetici del 3° tipo o dell’impossibilità:

Sarebbe arrivato in tempo se avesse potuto

Sarei partita se non fossi stata malata

· per esprimere un rimpianto, un rimprovero benevolo su un’azione che non si è verificata nel passato o che non si verificherà nel futuro:

Avremmo voluto fare più in fretta

Avresti dovuto studiare di più!

La polizia avrebbe arrestato l’assassino (si dice che abbia arrestato)

Vedi anche:
Periodo ipotetico

Verbi irregolari

 

 

INDICE GRAMMATICALE

MODO IMPERATIVO

L'imperativo è il modo usato per esprimere comandi, inviti, esortazioni, ammonimenti, preghiere e richieste. Manca la prima persona singolare (io) ed ha un solo tempo: il presente.

L'imperativo viene solitamente diviso in:

· ordine diretto

· ordine indiretto.

L'ordine diretto è rivolto a persone presenti:

Apri la finestra! (tu)

Andiamo via! (noi)

Raccontate tutto! (voi)

Per le forme dirette (tu, noi, voi) l'imperativo ha una coniugazione propria che coincide con le rispettive forme del presente indicativo.

Fa eccezione la 2° persona singolare dei verbi della 1° coniugazione che forma l’imperativo togliendo <RE> dalla desinenza di infinito:

1ª coniugazione pens -a (tu)

pens -iamo (noi)

pens -ate (voi)

2ª coniugazione prend -i (tu)

prend -iamo (noi)

prend -ete (voi)

3ª coniugazione apr -i (tu)

apr -iamo (noi)

apr -ite (voi)

L'ordine indiretto è rivolto a persone assenti o avvertite come tali (lei, lui, loro):

Apra la finestra! (lei, lui)

Raccontino tutto! (loro)

Per tutte le forme indirette (lei, lui, loro) si usano le corrispondenti forme del presente congiuntivo:

1ª coniugazione pens -i (lei, lui)

pens -ino (loro)

2ª coniugazione prend -a (lei, lui)

prend -ano (loro)

3ª coniugazione apr -a (lei, lui)

apr -ano (loro)

Al presente congiuntivo si ricorre anche per la forma di cortesia Lei.

Apra la porta per favore. (Lei)

Racconti che cosa è successo. (Lei)

La forma di cortesia per il plurale Loro ricorre in situazioni in cui si vuole usare grande deferenza e cortesia nel rivolgersi ad un gruppo di persone:

Entrino pure Lor Signori!

(è l'esortazione ad entrare che di solito viene rivolta al pubblico all'ingresso di un circo)

Si accomodino, prego.

(è l'invito rivolto dal cameriere ai clienti del ristorante)

 

L'imperativo e i pronomi-complemento

Per le forme dell'imperativo diretto (tu, noi, voi) i pronomi-complemento seguono sempre il verbo e si fondono con questo:

Raccontami tutto!

Scrivigli una lettera!

Chiedetelo a lui! (anche: Chiedeteglielo!)

Ho bisogno di una valigia. Prestamela, per favore!

Per le forme dell'imperativo indiretto (lei, lui, loro) e per le forme di cortesia (Lei, Loro) i pronomi-complemento precedono il verbo:

Mi mostri la sua patente!

Lo chieda al vigile (anche: Glielo chieda)

Ci vadano pure!

Vedi anche:
Pronomi personali complemento

Pronomi combinati

 

INDICE GRAMMATICALE

L'imperativo negativo

La forma negativa dell'imperativo è sempre espressa da non + forma dell'imperativo positivo:

Non raccontate tutto! (voi)

Non andiamoci subito! (noi)

Non lo chieda a me! (Lei)

Non apra quella porta per favore! (Lei)

Fa eccezione la 2° persona singolare (tu) che esprime la forma negativa con non + verbo all'infinito:

Non aprire quella porta! (tu)

Non raccontare più bugie! (tu)

INDICE GRAMMATICALE

L'imperativo negativo e i pronomi complemento

Per le forme dell'imperativo negativo diretto (tu, noi, voi) i pronomi-complemento possono seguire o precedere il verbo:

Non andartene oppure Non te ne andare

Non diteglielo oppure Non glielo dite

Non chiedermelo oppure Non me lo chiedere

Non prestargliela oppure Non gliela prestare

Per le forme dell'imperativo negativo indiretto (Lei, lui, loro) i pronomi-complemento precedono sempre il verbo:

Non se ne vada

Non lo chieda

Non me lo chieda

Glielo dicano, per favore

Vedi anche:
Pronomi personali complemento

Pronomi combinati

INDICE GRAMMATICALE

VERBI IRREGOLARI

Certi verbi non seguono le regole della coniugazione alla quale appartengono e sono quindi chiamati irregolari.

Le irregolarità possono riguardare:

and-are vad-o (presente indicativo, 1ª persona

singolare)

ber-rò invece di ber-erò (futuro, 1ª persona singolare)

vor-rò (futuro di volere, 1ª persona singolare)

I verbi irregolari della prima coniugazione sono quattro:

fare, andare, stare, dare

Molti verbi irregolari di uso frequente appartengono alla seconda coniugazione:

potere, dovere, volere, bere, chiedere, chiudere, cuocere, parere, cadere, sedere, tenere, vedere, rimanere, sapere, perdere, piacere, piovere, ecc.

Non sono invece molti i verbi irregolari, di uso frequente, che appartengono alla terza coniugazione:

aprire, dire, offrire, morire, salire, uscire, venire, ecc.

INDICE GRAMMATICALE

VERBI SERVILI

I verbi dovere, potere, volere e sapere sono chiamati in italiano servili poiché fanno da servitori all’infinito, aggiungendovi una importante determinazione.

Devo partire (all’idea di partire si aggiunge quella di dovere).

I loro tratti caratteristici e comuni sono:

· reggono tutti un infinito

Posso andare a Roma domani (l'azione di andare a Roma è legata ad una possibilità)

Quest’anno voglio studiare chimica (l'azione di studiare chimica è legata ad una volontà)

· il soggetto del verbo servile e dell’infinito è lo stesso

(Io) posso andare al mare da solo (sono "io" che posso e "io" che compio l’azione di andare)

(Tu) devi studiare di più (sei "tu" che devi e "tu" che compi l’azione di studiare)

· la collocazione dei pronomi atoni è mobile

Posso berlo? ma anche Lo posso bere?

Vorrei tornarci ma anche Ci vorrei tornare

Il verbo potere è usato per:

· chiedere un permesso

Posso aprire la finestra?

Posso parlare con il direttore?

· concedere un permesso

Puoi uscire dopo aver studiato

· esprimere una possibilità

Può arrivare in tempo se corre

Il verbo dovere è usato per:

· esprimere una necessità o un bisogno

Devo mangiare meno

· esprimere un obbligo

Deve arrivare al lavoro alle 8

· esprimere una eventualità

Devono essere le 3

Il verbo volere è usato per:

· esprimere una volontà o un desiderio

Voglio andare in vacanza in Italia

· formulare un'offerta

Vuole un caffè?

· esprimere una richiesta in modo gentile (al condizionale)

Vorrei misurare quel vestito

Vorrei una bottiglia di vino

Il verbo sapere è usato per:

· indicare una capacità o una particolare abilità espressa dall'infinito che segue

So giocare bene a tennis

Nei tempi composti, i verbi servili prendono generalmente l'ausiliare richiesto dal verbo all’infinito che li segue:

Hai potuto visitare il castello? (perché si direbbe "ho visitato")

Sono dovuto partire presto (perché si direbbe "sono partito")

Ho dovuto studiare molto per superare l'esame (perché si direbbe "ho studiato")

Solo quando si vuole enfatizzare l’idea di possibilità, di dovere o di volontà, si può usare l’ausiliare "avere" anche quando si sarebbe utilizzato "essere":

Ho dovuto partire presto (sono stato obbligato).

Quando i verbi servili sono accompagnati da un pronome complemento, il participio del verbo concorda per genere e numero con il pronome:

Hai visitato la mostra? Sì, l’ho potuta visitare.

Hai comprato i biglietti? Sì, li ho potuti comprare.

Hai incontrato il Direttore? Sì, l’ho dovuto incontrare.

 

Quando i verbi servili non sono seguiti da un altro verbo prendono sempre l'ausiliare avere:

Sarei venuto ma non ho potuto.

 

 

INDICE GRAMMATICALE

VERBI RIFLESSIVI

I verbi riflessivi diretti esprimono un'azione compiuta dal soggetto, che si riflette sul soggetto stesso:

Mi lavo (lavo me stesso)

La costruzione riflessiva si forma con un verbo transitivo e un pronome riflessivo (mi, ti, si, ci, vi, si):

Mi pettino (pettino me stesso)

Ti pettini (pettini te stesso)

Si pettina (pettina se stesso/a)

Ci pettiniamo (pettiniamo noi stessi)

Vi pettinate (pettinate voi stessi)

Si pettinano (pettinano loro stessi)

Nei tempi composti, l’ausiliare utilizzato è sempre essere e il participio passato concorda in genere e numero con il soggetto.

Carla si è pettinata

Ci siamo vestiti

All'infinito, al gerundio, al participio e all'imperativo, i pronomi riflessivi si uniscono al verbo, seguendolo:

TEMPI SEMPLICI

TEMPI COMPOSTI

Lavarsi (infinito)

Lavandosi (gerundio)

----

Làvati (imperativo)

Essersi lavato (infinito)

Essendosi lavato (gerundio)

Lavatosi (participio)

----

Con i verbi servili il pronome riflessivo può precedere o seguire il verbo:

Mi devo truccare? Devo truccarmi?

Mi posso lavare? Posso lavarmi?

Attenzione a non confondere la forma riflessiva diretta con:

· la forma riflessiva indiretta (o apparente), in cui l’azione non si "riflette" direttamente sul soggetto, ma si svolge comunque a suo beneficio. Il pronome, in questo caso, rappresenta un complemento indiretto:

Mi sono lavato le mani (ho lavato le mani a me stesso)

Luigi si è messo il cappotto (ha messo il cappotto a se stesso)

· la forma riflessiva reciproca, la quale indica un’azione che due o più soggetti al tempo stesso compiono e scambievolmente subiscono.

Paolo e Luisa si sono sposati nel 1987.

I fratelli si abbracciarono commossi.

· la forma intransitiva pronominale, in cui il pronome atono non ha valore riflessivo, né diretto, né indiretto, né reciproco, ma rappresenta una semplice componente del verbo.

Mi pento di quello che ho fatto.

Si sono vergognati moltissimo.

Vedi anche:
Verbi pronominali

                Si impersonale e Si passivante

                Infinito

                 Imperativo

 

INDICE GRAMMATICALE

VERBI PRONOMINALI

A che ora ti alzi la mattina?

Mi chiamo Mario

I verbi pronominali sono simili ai verbi riflessivi nella forma, ma non esprimono un significato riflessivo. Si tratta di verbi in cui il pronome è una componente del verbo stesso. Si noti la differenza:

CHIAMARSI è un verbo pronominale, perché ad esempio:

io mi chiamo Mario non può essere sostituito con io chiamo me stesso Mario

LAVARSI è invece un verbo riflessivo perché ad esempio:

io mi lavo può essere sostituito con io lavo me stesso

In questi verbi il pronome fa parte del verbo e segue la persona del verbo:

io mi alzo noi ci alziamo

tu ti alzi voi vi alzate

lui si alza loro si alzano

Senza il pronome, il verbo acquisterebbe significati o sfumature diverse (alzarsi, alzare) o non potrebbe usarsi isolato (mi arrabbio ma non arrabbio)

Si osservi la differenza di significato tra un verbo pronominale e il suo corrispondente non pronominale:

ALZARSI (pronom.)

Mi sono alzato presto

Þ

ALZARE (non pronom.)

Ho alzato un peso di 13 Kg.

Per quanto riguarda la posizione dei pronomi, i verbi pronominali seguono le stesse regole dei riflessivi.

Verbi pronominali molto frequenti sono: sentirsi, chiamarsi, svegliarsi, addormentarsi, alzarsi, annoiarsi, pentirsi, arrabbiarsi,lamentarsi, divertirsi, allontanarsi, ricordarsi.

 

Vedi anche:
Verbi riflessivi

Si impersonale, si passivante

Pronomi personali

 

 

INDICE GRAMMATICALE

SI IMPERSONALE E SI PASSIVANTE

La forma Si + 3ª persona singolare è usata per esprimere la forma impersonale di un verbo, in cui il soggetto, se espresso, sarebbe generico: tutti, nessuno, o una persona qualsiasi.

In Italia si mangia molto. Þ Tutti gli italiani mangiano molto.

Qui non si fuma! Þ Nessuno può fumare qui.

 

La forma Si + 3ª persona singolare o plurale è inoltre usata per esprimere la forma passiva di un verbo, quando questo è seguito da un oggetto:

In Italia si mangia la pasta molto spesso (la pasta è/viene mangiata dagli italiani)

In Italia si mangiano gli spaghetti come primo (gli spaghetti sono mangiati dagli italiani)

In Italia si parlano molti dialetti (molti dialetti sono parlati dagli italiani)

Il verbo che accompagna il Si passivante si accorda con l'oggetto che segue:

la pasta (singolare) / si mangia (verbo 3ª pers. sing.)

gli spaghetti (plurale) / si mangiano (verbo 3ª pers. plur.)

Da notare: la risposta affermativa , è scritta con l'accento. Inoltre, esiste ancora un altro tipo di Si con funzione di pronome riflessivo (es. Laura si veste).

Vedi anche:
    Verbi riflessivi

Verbi pronominali

 

 

INDICE GRAMMATICALE

FORMA PASSIVA

Il verbo può essere attivo o passivo secondo il tipo di relazione che ha con il soggetto della frase.

Nella forma attiva il soggetto grammaticale indica chi compie l'azione:

Luigi legge un libro

Nella forma passiva il soggetto grammaticale non compie l'azione ma la subisce:

Un libro è letto da Luigi

Tra la forma attiva e la forma passiva non c'è differenza di significato, cambia solo la struttura grammaticale.

Possono essere trasformati in passivi solo i verbi transitivi, cioè i verbi che possono avere un complemento oggetto nella forma attiva.

Luigi legge un libro forma attiva

Un libro è letto da Luigi forma passiva

Il passivo di un verbo si forma con:

essere + participio passato del verbo transitivo.

Il participio passato si accorda nel genere e nel numero con il soggetto grammaticale della frase:

La lettera è stata aperta

Il libro è stato perso

Il soggetto della frase attiva diventa nella frase passiva un complemento d’agente introdotto dalla preposizione da:

La macchina è stata presa da Anna

ma può anche non essere indicato chi compie l'azione:

La macchina è stata presa.

Nei tempi semplici, cioè al presente, futuro ecc., l’uso dell’ausiliare venire in luogo di essere, esprime il senso dinamico della frase.

La porta viene aperta (esprime l’azione dinamica dell’aprire la porta)

La porta è aperta (esprime lo stato, la condizione della porta aperta)

In altri casi, la scelta tra essere e venire è legata al gusto di chi scrive o parla.

Possono essere trasformate in passive frasi in qualsiasi tempo del modo indicativo, congiuntivo e condizionale:

La porta è stata aperta da Paola (passato prossimo indicativo)

Mi è stato regalato un disco (passato prossimo indicativo)

Un nuovo cinema verrà aperto (futuro indicativo)

Credo che l'orologio sia stato rotto (passato congiuntivo)

Il lavoro sarebbe stato terminato (passato condizionale)

Per esprimere un'idea di obbligo o di necessità si usa "andare" con valore di ausiliare.

Le scene vanno girate a Cinecittà

(le scene devono essere girate a Cinecittà)

Le camicie vanno stirate

(devono essere stirate)

Gli oggetti non vanno gettati dal finestrino

(non devono essere gettati)

 

Il passivo si può formare, alla terza persona singolare e plurale con la particella pronominale si, ottenendo così una forma impersonale, il cosiddetto Si passivante:

I biglietti si vendono dal tabaccaio

(I biglietti sono venduti dal tabaccaio)

La carne si vende dal macellaio

(La carne è venduta dal macellaio)

VEDASI: Si impersonale e Si passivante

 

 

INDICE GRAMMATICALE

VERBI CAUSATIVI: FARE

Il verbo fare, seguito da un verbo all’infinito, può essere usato per esprimere un'azione che non viene compiuta dal soggetto grammaticale della frase:

Faccio riparare l'auto

(Qualcuno ripara la mia auto)

In questo caso il verbo fare è sempre seguito da un altro verbo all'infinito e assume il significato di indurre, produrre, convincere, causare:

Potrebbe far chiamare un taxi?

Farò elaborare un nuovo progetto

Ha fatto capire l'importanza della sua idea

Ha fatto piangere il bambino

Si noti l’uso del verbo fare in combinazione con pronomi e avverbi:

L’ha già fatto piangere (il bambino)

Non l’ho ancora fatta riparare (l’auto)

Li ho già fatti lavare (i pantaloni)

Vedi anche:
Avverbi di tempo

Pronomi personali complemento

 

INDICE GRAMMATICALE

VERBI FRASEOLOGICI: STARE

Il verbo stare, seguito da un verbo al gerundio, può essere usato per indicare un'azione che si svolge nel momento in cui si parla o mentre si verifica un'altra azione. Per esprimere l'aspetto progressivo dell'azione, si userà quindi:

verbo stare + gerundio

Sta leggendo un libro (proprio in questo momento, mentre parlo)

Luigi stava tornando a casa quando incontrò Carla

(proprio mentre Luigi svolgeva l'azione di tornare a casa, incontrò Carla)

 

INDICE GRAMMATICALE

C'È/CI SONO

Sono usati per indicare l'esistenza, la presenza di qualcuno, o di qualcosa. Il verbo utilizzato concorda in numero (singolare o plurale) con l’oggetto.

C'è del prosciutto in frigorifero

In Italia in primavera ci sono molti turisti stranieri

C'era un po' di prosciutto in frigorifero ma è finito!

C'erano moltissime persone alla festa ieri

Ieri in ufficio c'è stata una visita del direttore

Domani ci saranno molte telefonate

Si possono usare in alternativa al verbo essere e nelle descrizioni:

Il pane è sul tavolo Þ C’è il pane sul tavolo

In questa cartolina c’è un lago, c’è un prato verde, ecc.

Da notare: la particella ci di c'è/ci sono esprime un valore di luogo, ma non si riferisce a qualcosa in particolare, fa parte del verbo (esserci) che è usato solamente alla terza persona singolare o plurale.

In inglese, lo stesso operatore si esprime con: there is (sing.)/there are (plur.). In altre lingue esiste invece una sola forma singolare: hay (spagnolo); il y a (francese); es gibt (tedesco).

Vedi anche:
Ci/Vi

 

 

INDICE GRAMMATICALE

CONGIUNZIONI

Le congiunzioni sono parti del discorso invariabili, che servono a congiungere due o più elementi di una frase oppure due o più frasi di un periodo.

Secondo la forma possono essere:

Semplici: e, o, ma, se, come, ecc.

Composte: poiché, finché, neanche, affinché, ecc.

Locuzioni congiuntive: di modo che, dal momento che, con tutto ciò, ecc.

Secondo le funzioni si distinguono in:

Congiunzioni coordinative

Congiunzioni subordinative

 

 

INDICE GRAMMATICALE

CONGIUNZIONI COORDINATIVE

Uniscono parti di una stessa frase, o più frasi indipendenti tra loro. Alcune fra le più comuni sono: e, ma, o, anche, neanche, oppure, però, cioè, allora, dunque, quindi, perciò, ecc.

INDICE GRAMMATICALE

E

È una congiunzione copulativa che serve per "sommare" due elementi di una proposizione o due proposizioni indipendenti su un piano di parità o in successione.

Marco e Paolo stasera vanno al cinema

Devo andare a comprare il pane e poi devo studiare

N.B. La "e" può assumere una "d" eufonica davanti a vocale:

Luigi ed Anna

Anche

È una congiunzione copulativa che significa 'inoltre, pure'. Unisce due elementi di una proposizione o due proposizioni. Spesso è usata insieme ad un'altra congiunzione e precede il nome, il pronome, o l'aggettivo a cui si riferisce. Se non è riferita a un nome, a un pronome o a un aggettivo segue sempre il verbo.

Vengono Anna, Carlo e anche Rosa

Studia anche architettura

Firenze è una città antica, ma anche moderna

Si beve anche per dimenticare!

La forma negativa è neanche, nemmeno, neppure:

Non sono andata neanche io

Vedi anche:
Accordo e disaccordo

O/ oppure

È una congiunzione disgiuntiva (o alternativa) che indica una contrapposizione o un’esclusione reciproca tra due termini.

Prendi un caffè, o un tè?

Parti o rimani?

Nei periodi complessi o nel linguaggio scritto, accanto a "o" si può utilizzare anche oppure:

Preferisci un caffè, oppure un tè?

 

Però/ma

È una congiunzione avversativa che indica un contrasto.

Mi piace la carne, ma preferisco il pesce

Verrei volentieri, però devo studiare

Verrei volentieri, ma devo studiare

Piuttosto che

È una congiunzione avversativa che introduce un contrasto.

Preferisco la pittura piuttosto che l'architettura

Rimango qui piuttosto che andare a piedi

Da notare: davanti a un aggettivo, piuttosto significa 'molto' ed è usato come avverbio

È un ragazzo piuttosto intelligente

Invece

È una congiunzione avversativa che introduce un contrasto:

L'anno scorso non nuotavo mai. Invece quest'anno nuoterò tutti i giorni.

Può anche essere congiunzione subordinativa, quando introduce una circostanza che contrasta con la proposizione reggente.

Invece di parlare, studia!

Studia, invece di parlare.

Mentre

È una congiunzione avversativa che introduce un contrasto:

Oggi ho due ore di lezione, mentre lunedì ho un'ora

Mentre venerdì lavoro, sabato mi riposo.

Può anche essere congiunzione subordinativa, quando introduce una proposizione temporale.

Mentre scrivevo, suonò il telefono.

Cioè

È una congiunzione esplicativa che si utilizza per spiegare, precisare quanto è stato detto nella proposizione precedente.

Ci vediamo tra otto giorni, cioè lunedì 1 luglio!

 

Infatti

È una congiunzione esplicativa che si usa per spiegare un’idea, aggiungendone un’altra.

Non ha studiato, infatti è stato bocciato

 

Perciò

È una congiunzione conclusiva che indica una conseguenza di quanto è stato detto nella frase precedente. Di uso simile sono le congiunzioni allora, dunque e quindi. Quest'ultima però è più formale.

Ha fatto bel tempo perciò sono andato al mare

Sono stanco perciò vado a riposarmi

Ride, quindi è contento

 

Sia...sia/sia...che...

È un nesso correlativo che si usa per esprimere una relazione, una corrispondenza tra due elementi.

Mi piace sia la musica pop che la musica rock

Cesare Pavese ha scritto sia poesie sia romanzi

Vedi anche : Congiunzioni subordinative

INDICE GRAMMATICALE

CONGIUNZIONI SUBORDINATIVE

Servono a collegare una proposizione subordinata a una principale. Vediamone alcune:

Appena

Introduce una frase temporale. Sottolinea il succedersi ravvicinato di due azioni.

È venuto appena l’ha saputo.

Ho mangiato appena sono arrivato.

Che

Può introdurre:

Parla più forte che non capisco

Sono ore che ti aspetto!

Bisogna che vada.

Ho bisogno che tu venga

Temo che tu non ti senta bene

Insieme con così può esprimere una conseguenza:

Era così stanco che si è addormentato subito!

Anche il pronome relativo che ha la funzione di unire una proposizione (relativa) alla proposizione principale:

È una donna che adora la musica (soggetto)

La musica che Marta adora (oggetto)

Vedi anche:
Pronomi relativi

Dopo (di)

Introduce una proposizione temporale.

Dopo aver cercato l’indirizzo, ha telefonato.

Dopo aver comprato l'ombrello, l'ha lasciato al supermercato.

Finché

Introduce una proposizione temporale e significa 'fino a quando'. Dopo finché è frequente l'uso di non con valore fraseologico, per rafforzare il significato della frase.

Vai dritto finché (non) arrivi a un semaforo

Mentre

Introduce una proposizione temporale. Sottolinea la contemporaneità di due azioni.

L'ho incontrato mentre tornavo a casa.

Mentre dormivo, suonò il telefono.

Perché

Può introdurre:

Sono uscito presto perché avevo un appuntamento.

Siamo andati in spiaggia perché c'era il sole.

Te lo dico perché tu lo faccia.

L'ho fatto perché tu non ti spaventassi.

Mi chiedo perché (tu) non ci vada.

Quando perché introduce una causale o una finale può essere sostituito da poiché che però è più formale.

Sono uscito presto poiché avevo un appuntamento.

Te lo dico poiché tu lo faccia.

 

Siccome

Introduce una proposizione causale, che indica cioè una causa.

Siccome ho avuto un piccolo incidente, non sono andato a Venezia

Si differenzia da perché con il quale la causa è introdotta successivamente.

Non sono andato a Venezia perché ho avuto un piccolo incidente

Anche siccome, come perché, può essere sostituito da poiché che però è più formale.

Se

Serve ad introdurre la premessa al periodo ipotetico:

Se partirò, ti porterò con me.

Lo comprerebbe, se avesse i soldi.

Ti telefono se ho tempo.

Vedi anche:
Periodo ipotetico

Congiuntivo

Esprimere accordo e disaccordo

Avverbi di tempo

Congiunzioni coordinative

 

INDICE GRAMMATICALE

PERIODO IPOTETICO

Il periodo ipotetico si compone di due proposizioni, di cui una esprime la conseguenza della condizione espressa nell'altra. Generalmente le due frasi sono unite dalla congiunzione se, ma si possono trovare anche altre congiunzioni e locuzioni.

Se farà bello, potremo fare una festa.

Nel caso in cui non potessi venire, ti avvertirò.

I rifiuti saranno tanti, finché non ci sarà il riciclaggio.

L’ordine delle due parti della frase (condizione, conseguenza) non è fisso.

Non esco (conseguenza) se piove (condizione)

Se piove (condizione) non esco (conseguenza)

Il periodo ipotetico si può classificare in tre tipi distinti:

1. Periodo ipotetico della REALTA’:

si usa quando i fatti sono presentati come certi, reali. Il modo utilizzato è l’indicativo o l’imperativo; i tempi del verbo si possono combinare in vario modo:

presente indicativo presente indicativo

Ti telefono se ho tempo

futuro indicativo futuro indicativo

Andrò in vacanza al mare se farà bel tempo

Se proverai, riuscirai

futuro indicativo presente indicativo

Perderai il treno se non corri

passato prossimo presente/ futuro indicativo

Se non hai capito te lo rispiego/rispiegherò

passato prossimo presente/ futuro indicativo

Se gli hai detto la verità lo ha sicuramente apprezzato

presente indicativo imperativo

Se non vieni telefonami!

Se vuoi mangiare mangia!

Futuro anteriore futuro semplice

Se avrete finito per le 8 andremo al cinema

 

2. Periodo ipotetico della POSSIBILITA’:

si usa quando i fatti sono presentati come possibili, eventuali. I modi utilizzati sono il congiuntivo e il condizionale o l’imperativo; i tempi del verbo si possono combinare in vario modo:

condizionale presente congiuntivo imperfetto

Studierei di più se avessi tempo

condizionale presente congiuntivo imperfetto

Potremmo arrivare puntuali se Luigi arrivasse alle 8

congiuntivo imperfetto condizionale presente

Se potessi smetterei di lavorare

congiuntivo imperfetto imperativo

Se ti servisse un prestito non fare complimenti!

3. Periodo ipotetico della IMPOSSIBILITA’:

si usa quando i fatti sono presentati come impossibili. I modi utilizzati sono il congiuntivo e il condizionale; i tempi del verbo si possono combinare in vario modo:

condizionale composto congiuntivo trapassato

Avrei studiato di più se avessi avuto tempo

condizionale semplice congiuntivo trapassato

Sarei un medico se a suo tempo avessi studiato di più

congiuntivo imperfetto condizionale composto

Se fosse ricco non ti avrebbe chiesto un prestito

ATTENZIONE: ricordarsi di utilizzare sempre il congiuntivo nella proposizione che esprime la condizione, ossia quella che contiene la congiunzione SE:

NON si dice: Se potrei, andrei al mare

Si dice: Se potessi, andrei al mare

 

 

INDICE GRAMMATICALE

DISCORSO INDIRETTO

Il discorso diretto si usa per riportare testualmente le parole pronunciate da altri o da noi stessi:

Mario dice: "Vado a dormire".

Il discorso indiretto, invece, si usa per riportare indirettamente le parole pronunciate da altri o da noi stessi:

Mario dice che va a dormire

Nel passaggio dal discorso diretto a quello indiretto si assiste a delle trasformazioni nella prospettiva temporale e spaziale. Di conseguenza si avranno dei cambiamenti nei tempi e nei modi del verbo, oltre che nei pronomi personali, nei possessivi, nei dimostrativi e nei determinativi di tempo e di luogo.

"Mangio un panino"

"Verrò"

"Mangeremmo un panino"

"Sono stanco"

"Partite!"

Dice che mangia un panino.

Dirai che verrai.

Dite che mangereste un panino.

Gli chiedo se è stanco.

Voglio che voi partiate.

I tempi dei verbi nel discorso indiretto cambiano se il verbo della principale è al passato:

"Mangio un panino"

"Verrò"

"Mangeremmo un panino"

"Sono stanco"

"Partite!"

Diceva che mangiava un panino.

Ha detto che sarebbe venuto.

Dicevate che avreste mangiato un panino.

Gli ho chiesto se era/fosse stanco.

Volevo che voi partiste.

"(Io) Ho sonno" Þ Luisa dice che (lei) ha sonno (o di avere sonno).

"Perché non mi rispondi?" Þ Luisa mi ha chiesto perché non le rispondo.

"Dimmi il tuo parere"Þ Luisa mi ha chiesto di dirle il mio parere.

Þ Luisa gli ha chiesto di dirle il suo parere.

"Chi è questo studente?"Þ Luisa ha chiesto chi fosse/era quello studente.

"Va a Roma questo treno?" Þ Ha chiesto se quel treno andasse/andava a Roma.

"Vieni a Milano domani?"Þ Mi chiese se sarei andata a Milano il giorno dopo.

"Vieni subito qui!"Þ Mi ordinò di andare subito .

Vedi anche:
I tempi del congiuntivo (tabella)

 

 

INDICE GRAMMATICALE

ESCLAMAZIONI

Possiamo usare le forme esclamative per esprimere sensazioni.

Che + aggettivo

che bello!

che brutto!

che stupido!

che lusso!

Che + sostantivo

che macchina!

che villa!

che splendida cattedrale!

che fortuna!

Come + verbo + avverbio/aggettivo

come parla bene!

come sei bravo!

come è brutto!

come è bello!

come sono felice!

come sono triste!

 

 

SEZIONE FUNZIONALE

 

INDICE GRAMMATICALE

LE FORME DI SALUTO

In italiano esistono varie forme di saluto il cui uso varia in riferimento al momento della giornata e al grado di formalità/informalità.

Buongiorno è un saluto formale che si usa durante il giorno.

Buonasera è un saluto formale che si usa a partire dal tardo pomeriggio.

Arrivederci è un saluto formale che si usa alla fine di un incontro quando ci allontaniamo. Esiste anche la formula Arrivederla che si rivolge a persone a cui si dà del Lei.

Ciao è un saluto informale e confidenziale che si usa quando incontriamo o quando ci allontaniamo da qualcuno.

Buonanotte è un saluto formale ed informale che si usa prima di andare a letto. Usato anche in modo scherzoso per indicare la conclusione di una faccenda, nel senso di "non pensiamoci più" (es. Per Pasqua andremo a Parigi buonanotte!).

Altre forme di saluto di registro colloquiale sono: salve, buondì, salute, addio.

Forme di saluto utilizzate per la Corrispondenza scritta:

In italiano scritto le forme di saluto variano in riferimento al grado di formalità che si vuole utilizzare per comunicare con gli altri.

Le forme maggiormente utilizzate nelle lettere formali sono:

In apertura

Per le persone si utilizzano le seguenti formule:

Chiarissimo/a, Pregiato/a/issimo/issima Professore, Magnifico Rettore. (molto formale)

Egregio/a Signore/a, Dottore, Dottoressa, Professore, Professoressa, Ingegnere, Direttore, Direttrice. (formale)

Gentile Signore/a, Ingegnere, Direttore, Direttrice.

Per accrescere il grado di cortesia si può usare:

Gentilissimo Signore/a, Dottore, Dottoressa, Professore, Professoressa, Ingegnere, Direttore, Direttrice.

La formula Gentilissimo/a è solitamente abbreviata in Gent.mo/ma.

I titoli, se seguiti dal cognome, vengono solitamente abbreviati in:

Sig./Sig.ra Rossi,

Dott/Dott.ssa Bianchi,

Prof./Prof.ssa Verdi,

Ing. Bruni.

Per società, enti, istituzioni si usa la formula:

Spettabile (Spett.le/Spett.) Ditta, Agenzia, Studio, Scuola.

In chiusura

Distinti saluti

Cordiali saluti

Ossequi (molto formale)

Le forme maggiormente utilizzate nelle lettere informali sono invece:

In apertura

Caro/a, Carissimo/a Mario/a

Ciao Paolo

In chiusura

Un saluto

Un abbraccio

A presto

Ciao

INDICE GRAMMATICALE

IL REGISTRO FORMALE ED INFORMALE

In italiano per rivolgersi a qualcuno in rapporti informali o amichevoli si usa tu. Quando invece ci rivolgiamo a qualcuno in rapporti formali, come segno di rispetto si usa Lei.

Quando ci rivolgiamo ad uno sconosciuto o a persone che sono per età o per posizione lavorativa nostri superiori, si usa l'espressione formale che corrisponde al pronome personale Lei con il verbo alla 3ª persona singolare:

Scusi signora, Lei è italiana?

Le posso offrire una sigaretta?

Per rivolgersi a qualcuno con cui abbiamo un rapporto da pari a pari (amici, parenti ecc.) si usa l'espressione informale che corrisponde al pronome personale tu con il verbo alla 2ª persona singolare:

(Tu) Come stai?

Ti posso offrire una sigaretta?

 

Al plurale si utilizza Voi, oppure Loro.

Il Voi è la forma più comunemente utilizzata.

Come state (Voi)?

Accomodatevi, prego.

Loro è una forma piuttosto arcaica. Ricorre in situazioni in cui si vuole usare grande deferenza e cortesia nel rivolgersi ad un gruppo di persone:

Si accomodino, prego.

Vedi anche:
Pronomi personali soggetto

Pronomi personali complemento

Imperativo

 

INDICE GRAMMATICALE

LE DATE

In italiano, il primo giorno del mese viene indicato dal numero ordinale "primo". Gli altri giorni vengono indicati dai numeri cardinali:

1 marzo = il primo marzo

2 marzo = il due marzo

3 marzo = il tre marzo

30 marzo = il trenta marzo

Per chiedere la data si può usare la seguente espressione:

Che giorno è oggi?

A questa domanda si può rispondere con la data o il giorno della settimana:

È il 7 aprile

È giovedì

Per esprimere l'anno si usano i numeri cardinali (non declinabili) usando l'articolo determinativo il o la preposizione articolata nel:

Era il 1940

Nel 1996

In una lettera si scrive prima il luogo, poi la data:

Roma, 2 aprile 1996

Roma, 2/4/1996

 

INDICE GRAMMATICALE

LE ORE

Le ore si esprimono al femminile plurale:

Sono le due

Sono le tre e un quarto (3, 1/4)

Sono le cinque e mezza (5,30)

Sono le 6,45 (le sei e tre quarti, le sei e quarantacinque minuti, le sette meno un quarto)

A questa regola fanno eccezione le ore: una, mezzogiorno, mezzanotte

È l'una, è mezzogiorno, è mezzanotte.

Le ore in italiano tranne mezzogiorno e mezzanotte sono sempre precedute dall'articolo determinativo:

È mezzogiorno

È l'una e mezza

È mezzanotte

Sono le quattro

In contesti ufficiali dopo le ore 12.00 si usa dire:

le tredici (13.00)

le quattordici (14.00)

le venti (20.00)

le ventidue (22.00)

Per chiedere l'ora si possono usare le seguenti espressioni:

Che ora è?

Che ore sono?

Per rispondere ad una domanda sull'ora si usa il verbo essere alla terza persona singolare con mezzogiorno, l'una e mezzanotte, mentre con le altre ore si usa il verbo essere alla terza persona plurale:

Sono le cinque, le sei, le sette e mezza

È mezzogiorno, è mezzanotte

Per porre domande riferite agli orari si può dire:

A che ora?

In risposta a questa domanda si premette all'orario la preposizione a che viene articolata con l'una e con tutte le altre ore:

a mezzogiorno, a mezzanotte

all'una, alle cinque, alle dieci

Per porre domande riferite alla durata si dice:

Da che ora a che ora studi?

In risposta a questa domanda si usano le preposizioni: da, per indicare l'inizio dell'azione, e a, per esprimere il termine dell'azione.

Da mezzogiorno a mezzanotte

Dalle cinque alle sette

Dall'una alle quattro

 

INDICE GRAMMATICALE

I GIORNI DELLA SETTIMANA

Il primo giorno della settimana è il lunedì.

Tranne la domenica, tutti gli altri giorni della settimana sono maschili:

il lunedì

il martedì

il mercoledì

il giovedì

il venerdì

il sabato

la domenica

L'articolo determinativo si usa con i giorni della settimana quando si descrive un'azione abituale, mentre l'articolo viene omesso quando nel discorso si fa riferimento ad un giorno particolare:

La domenica mi alzo sempre tardi (tutte le domeniche)

Domenica vado al mare (domenica prossima in particolare)

 

INDICE GRAMMATICALE

LE PARTI DEL GIORNO

La giornata si suddivide in:

mattina / mattino

periodo compreso tra l'alba e il mezzogiorno.

pomeriggio

periodo compreso tra il mezzogiorno e la sera.

sera

ultima parte del giorno che dura fino all'inizio della notte.

notte

periodo compreso tra il tramonto e l'alba.

l'alba

è il momento in cui sorge il sole.

il tramonto (o crepuscolo)

è il momento in cui il sole cala.

La mattina mi alzo presto e di sera vado a dormire tardi.

 

INDICE GRAMMATICALE

I MESI E LE STAGIONI

I dodici mesi dell'anno sono:

Gennaio Luglio

Febbraio Agosto

Marzo Settembre

Aprile Ottobre

Maggio Novembre

Giugno Dicembre

A gennaio vado in montagna.

Penso che farò un viaggio ad agosto.

Le quattro stagioni sono:

la primavera

l'estate

l'autunno

l'inverno

In estate vado sempre in vacanza.

Le scuole cominciano in autunno.

 

INDICE GRAMMATICALE

ESPRIMERE OPINIONI PERSONALI

mi sembra che

credo che

penso che + congiuntivo

mi piace che

Mi sembra che sia una bella storia

Credo che abiti a Milano

Penso che venga domani

Mi piace che siano gentili con me

Vedi anche:
Congiuntivo

Da notare: dopo i verbi sembrare e piacere è possibile usare anche dei sostantivi:

Mi sembra una bella storia

Mi sembrano dei bei personaggi

Mi piace la pasta con il pomodoro

Mi piacciono gli spaghetti

Il verbo piacere può essere seguito da un verbo all’infinito. In questo caso, il verbo è sempre alla terza persona singolare (piace):

Non mi piace alzarmi presto

Mi piace viaggiare in aereo

A loro piace leggere ma A loro piacciono gli spaghetti

Vedi anche:
  Verbi pronominali

secondo me + indicativo, condizionale, imperativo

per me + indicativo, condizionale, imperativo

Secondo me non è lui!

Per me invece, sì!

Secondo me sarebbe interessante

Per me, vacci!

 

 

INDICE GRAMMATICALE

ESPRIMERE L'ETÀ

In italiano per indicare l'età di una persona si usa il verbo avere.

Quanti anni hai?

Ho trentotto anni

oppure:

ne ho trentotto oppure semplicemente trentotto

Per fare una ipotesi sull'età si può usare il verbo al futuro:

Avrà circa sessant'anni

Ha/avrà più o meno sessant’anni

oppure ricorrere alle espressioni:

È sui cinquant'anni / È sulla cinquantina.

 

 

INDICE GRAMMATICALE

ESPRIMERE LA FREQUENZA

mai (di solito dopo il verbo coniugato)

A pranzo non mangio mai spaghetti

Non ho mai mangiato gli spaghetti la settimana scorsa

Mai viene usato anche per chiedere con quale frequenza un'azione viene svolta:

Guardi mai la televisione? – Sì, ogni tanto.

raramente (di solito dopo il verbo coniugato)

Vado raramente al cinema

Ho raramente letto due volte lo stesso libro

qualche volta (prima, o dopo il verbo)

Qualche volta esco la sera

spesso (di solito dopo il verbo coniugato)

Vado spesso a teatro

Sono spesso rimasto a casa questa settimana

sempre (di solito dopo il verbo coniugato)

A pranzo mangio sempre spaghetti

Ho sempre mangiato la pasta questa settimana

Da notare: gli avverbi e gli aggettivi che hai visto non hanno una posizione fissa nella frase, ma possono cambiare l'ordine delle parole per dare maggiore enfasi a un elemento, soprattutto nel parlato.

Io sono sempre puntuale!

Io sono puntuale, sempre!

Vedi anche:
Avverbi di tempo

 

 

INDICE GRAMMATICALE

ESPRIMERE ACCORDO E DISACCORDO

Si usano le congiunzioni anche per un accordo affermativo e neanche per un accordo negativo.

Il sabato lavoro

Anche io

La mattina lei si alza presto

Anche lui

Il sabato non lavoro

Neanche io

Non guarda mai la televisione

Neanch'io

Da notare: Con i verbi come piacere, sembrare usati alla 3ª pers. singolare e plurale: mi piace/mi piacciono, mi sembra/mi sembrano, l'accordo si esprime sul pronome indiretto, non sul soggetto.

Mi piacciono gli spaghetti

Anche a me

Gli piace la natura

Anche a me

Non mi piace alzarmi presto

Neanche a me

Le sembra un buon lavoro

Anche a me

Per esprimere disaccordo usiamo le stesse regole.

Sabato lavoro

Io no!

Nella risposta, possiamo aggiungere invece per dare più enfasi

Mi piace la musica classica

A me invece no!

Non guardo mai la televisione

Io invece sì!

Domani non vado a scuola!

Io invece sì!

Vedi anche:
Congiunzioni coordinative

 

INDICE GRAMMATICALE

FARE PARAGONI

Per esprimere un confronto tra due elementi si possono utilizzare i diversi gradi dell'aggettivo.

grado comparativo

Oggi fa più freddo di ieri

Una volta si usava la bici più dell'auto

Lui è meno alto di me

Lui è alto come me

Mi piace più mangiare che bere!

Ci sono più abitanti in Francia che in Inghilterra

Come si vede dagli esempi i comparativi possono essere di tre tipi:

maggioranza = più di/più che

minoranza = meno di/meno che

uguaglianza = come

Si usa più di/meno di quando il secondo termine di paragone è un nome, un pronome o un avverbio. Si usa più che/meno che davanti a un verbo, un aggettivo, o un nome preceduto da una preposizione.

La comparazione di uguaglianza usa invece come davanti a qualsiasi termine.

grado superlativo

Luigi è il più alto della classe

Il grado superlativo indica che si possiede una qualità al massimo (o al minimo) grado in confronto ad altri elementi della stessa specie. Nell'esempio precedente Luigi è la persona più alta in relazione a tutte le altre persone della classe.

I programmi sportivi sono i più popolari

Le più importanti TV private sono...

Quali sono i programmi più noiosi?

Quali sono i più noiosi programmi della TV?

Da notare: l'uso dell'articolo davanti a più/meno è obbligatorio e concorda con il nome a cui si riferisce.

superlativo assoluto:

Luigi è altissimo

Il superlativo assoluto indica il massimo grado di una qualità in assoluto, senza fare riferimento ad altri termini.

Ci sono sostanzialmente due modi per esprimere il superlativo assoluto:

aggettivo + issimo alt-o Þ altissimo

molto + aggettivo molto alto

Gli aggettivi in -issimo concordano in genere e in numero (masch., femm.; sing., plur.):

Lei è bellissima

Sono città lontanissime

Mario e Carlo sono velocissimi

Nota bene:

il sufisso –issimo può essere utilizzato anche con gli aggettivi molto, poco, tanto etc.

C'erano moltissimi studenti

C'erano pochissimi turisti

C'era tantissima gente

Come per gli aggettivi, anche gli avverbi possono essere usati per esprimere una comparazione o un superlativo:

Lavora di più nel nuovo ufficio

Esce spessissimo la sera

Sempre più spesso si parla di episodi di criminalità

Oggi ritorno più tardi

 

Alcuni aggettivi, chiamati "organici" presentano oltre alle forme normali del comparativo e del superlativo, altre forme di derivazione latina. Eccone alcuni tra i più comuni:

buono Þ migliore/il migliore Þ ottimo

migliore significa 'più buono'

il migliore significa 'il più buono'

ottimo significa 'buonissimo'

cattivo Þ peggiore/il peggiore Þ pessimo

peggiore significa 'più cattivo'

il peggiore significa 'il più cattivo'

pessimo significa 'cattivissimo'

Queste classi di aggettivi seguono le regole degli aggettivi che terminano in e:

È l'attrice migliore

Sono le attrici migliori

È lo spettacolo migliore

Sono gli spettacoli migliori

C’è anche un tipo di avverbi "organici". I più comuni sono meglio/peggio:

Lui parla meglio di me in italiano

Io parlo peggio di lui in italiano

N.B. Non si dice "più bene" ma si dice "meglio"

Non si dice "più male" ma si dice "peggio"

 

 

INDICE GRAMMATICALE

COME FARE ESEMPI

Per fare degli esempi si possono usare le seguenti strategie:

· per esempio/ad esempio

I notiziari televisivi sono molto seguiti, per esempio quello delle otto di sera ha molti milioni di telespettatori

· come

Alla tele si vedono molte soap opera come Dallas, Dinasty

 

 

INDICE GRAMMATICALE

LA FORMA INTERROGATIVA

In italiano non ci sono elementi grammaticali come in altre lingue che differenziano una domanda da una affermazione. Una domanda differisce da una affermazione nella conversazione orale per l'intonazione (il tono della voce tende a salire) e nella grafia per il punto interrogativo:

Puoi farmi un favore?

Che ora è?

Vedi anche:
Aggettivi e pronomi interrogativi

Avverbi interrogativi

 

INDICE GRAMMATICALE

LA FORMA NEGATIVA

La forma negativa del verbo si ottiene premettendo alla forma positiva l'avverbio di negazione non:

Non posso venire

Non sa sciare

Non ho fatto i compiti

Si usa la forma non + infinito per formare l'imperativo negativo di 2ª persona.

Non ti preoccupare! Non mangiare tutti quei dolci!

Per negare due elementi del discorso si possono usare le forme correlative non...né... (né)

Non ho fratelli sorelle

Non posso voglio aiutarvi

niente, nulla, nessuno richiedono una doppia negazione, ma solo quando sono usati dopo il verbo:

Non ho visto niente di strano!

Non è aperto nessun museo oggi

Þ

Þ

Niente di strano!

Nessun museo è aperto oggi

Da notare: non è diverso da no. Infatti usiamo non per rendere negative delle frasi affermative, mentre usiamo no per rispondere a delle domande.

Ha telefonato Marco?

No. Non ha telefonato nessuno

Vedi anche:
Imperativo negativo

Aggettivi e pronomi indefiniti

 

 

INDICE GRAMMATICALE

LA FORMA INTERROGATIVA-NEGATIVA

La forma interrogativa negativa del verbo si ottiene premettendo alla forma interrogativa l'avverbio di negazione non:

Non siete felici?

Non sei tu Francesco?

Vedi anche:
La forma interrogativa

Aggettivi e pronomi interrogativi

Avverbi interrogativi